Novembre 3 2019

Il vissuto di malattia: il modello di Leventhal

Negli ultimi anni, le modalità con cui le persone reagiscono alle malattie fisiche hanno suscitato l’interessa sia dei teorici che dei ricercatori. Si inserisce in tal contesto il modello teorico della rappresentazione mentale della malattia, elaborato da Leventhal Meyer e Nerenz, che ha origine dal tentativo di render conto di alcuni comportamenti apparentemente inspiegabili come ad esempio lo scarto osservato tra l’esperienza sintomatica delle persone e la tendenza a rivolgersi al medico oppure la mancata adesione dei pazienti alle cure prescritte.

In un’ampia serie di ricerche, Leventhal ha dimostrato che le persone sottoposte a cure mediche possiedono teorie implicite delle loro malattie, le quali esercitano una forte influenza sia sul modo in cui queste vengono affrontate, sia su come vengono valutate e regolate le cure. Uno studio condotto con soggetti sofferenti di ipertensione ha rilevato l’esistenza di tre differenti modelli a cui erano riconducibili le credenze relative alla malattia, associati a loro volta a stili di cura differenziati.

I pazienti che concepivano l’ipertensione come una malattia di tipo acuto, analoga per esempio ad un raffreddore, che può essere curata con il tempo ed il trattamento, tendevano a sospendere la cura non appena i livelli della pressione rientravano nella normalità. Un secondo gruppo di pazienti considerava la malattia secondo un modello che potremmo definire ciclico, in base al quale la malattia va e viene; la cura pertanto era seguita in modo discontinuo. Infine, coloro che, in conformità con il sapere medico, possedevano un modello cronico della malattia, con maggiore probabilità seguivano le terapie prescritte in modo continuativo.

Il modello parte dal presupposto che le risposte comportamentali delle persone alle minacce per la salute sono mediate dalle loro teorie implicite della malattia. Il paziente si considera un attivo problem solver, che risponde alla malattia in modo dinamico, basandosi sulla sua rappresentazione, valutazione ed interpretazione della malattia stessa. Le risposte alla malattia si articolano in tre fasi principali:

  1. La rappresentazione cognitiva della minaccia per la salute e il suo significato emozionale per il paziente. Questa rappresentazione può essere attivata da stimoli interni come ad esempio i sintomi, o esterni, come le informazioni;
  2. Lo sviluppo e l’attuazione di piani d’azione o di procedure di coping per affrontare la minaccia e la risposta emozionale;
  3. Le verifiche dei risultati dei piani d’azione.

Le tre fasi si susseguono in parallelo a livello cognitivo ed emozionale e la loro interazione è dinamica e circolare. Più precisamente ciò significa che il risultato del piano d’azione può a sua volta influenzare la rappresentazione con un effetto feedback. Questa circolarità è la caratteristica peculiare del modello.

La rappresentazione cognitiva è descritta da Leventhal come formata da quattro diverse componenti:

  • Identità: si riferisce all’etichetta assegnata alla malattia e ai suoi sintomi;
  • Causa: è relativa alle idee circa le ragioni per cui la persona si ammala;
  • Conseguenze: indicano le aspettative circa l’esito e/o i postumi della malattia;
  • Durata: si riferisce alle attese inerenti il decorso temporale della patologia che può essere percepita come acuta, ciclica o cronica.

Ricerche successive hanno identificato anche una quinta dimensione inerente le aspettative circa la cura, relative alla possibilità, cioè, di controllare il decorso della malattia. Le principali critiche al modello riguardano la non diretta traducibilità in operazioni applicative.

A questo limite ha cercato di ovviare la messa a punto di un questionario, volto a valutare le cinque componenti delle convinzioni circa la malattia, l’Illness Perception Questionnaire (IPQ), che è stato validato su pazienti con infarto miocardico, fatica cronica, artrite reumatoide, diabete, dolore, malattie renali ed asma (Weinman, Petrie, Moss-Morris & Horne, 1996).



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Pubblicato 03/11/2019 da Fabrizio Artelli nella categoria "Cronicità

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