Febbraio 24 2020

Pandemie batteriologiche o virali (da nazionali a planetarie)

  • Chi e cosa: la popolazione mondiale; l’oggettistica e le cose non subiscono danni.
  • Dove: ovunque, con probabilità calante in funzione della distanza dal paziente 0.
  • Come: per contagio diretto o indiretto.
  • Quando: nel momento in cui i contagi superano il livello di soglia e non si riesce a contenere batteri e virus entro le aree prossime ai focolai.
  • Perché: mutazioni naturali di malattie; manipolazione genica dei virus; incidente di laboratorio; attentato biologico.
  1. Competenze. Capacità di lettura dei bollettini dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS); attenzione ai media, conoscenza dei meccanismi di trasmissione dei principali agenti patogeni per le pandemie del passato (per esempio l’influenza spagnola del 1920 e l’Ebola del 2015); una minima conoscenza medica dei sintomi influenzali e virali (gli indizi più diffusi durante le epidemie).
  2. Mezzo di fuga. E’ difficile sfuggire a nemici invisibili. In ogni caso, nel momento in cui c’è il rischio di pandemia, le aree attorno ai focolai della malattia verranno sigillate in modo totale. Inoltre, all’interno dell’area è più probabile che ci sia assistenza specifica e si operino le prime campagne di vaccinazione, consentendo anche vaccini sperimentali non consentiti (è successo per Ebola).
  3. Acqua. Durante la diffusione della malattia, i servizi di ogni genere rimangono attivi. L’acqua non manca: bevete e lavatevi molto, a meno che i contaminanti non siano stati introdotti nell’acquedotto (attacco terroristico batteriologico): a quel punto sarà troppo tardi.
  4. Cibo. Vale lo stesso discorso fatto per l’acqua. Alcuni cibi potrebbero essere più o meno indicati nell’epidemia, ma i rischi non sono una priorità.
  5. Igiene e salute. Questa sezione corrisponde alle regole sanitarie che verranno comunicate e imposte nel momento in cui le epidemie si approssimano alla soglia della pandemia. Perciò seguite alla lettera le indicazioni dell’OMS e dei medici; le paranoie sui vaccini uccidono in progressione geometrica sempre più persone dopo quelle cui avete impedito di vaccinarsi, ricordatelo.
  6. Energia. Non si prevedono interruzioni di servizi energetici, se non nel momento in cui la pandemia colpirà gli addetti. A quel punto valgono le regole delle altre catastrofi.
  7. Insediamenti. Rimanete a casa ed evitate i contatti con altre comunità. Gli habitat protettivi per virus e batteri esistono solo negli ospedali e, in caso di epidemia, nelle strutture appositamente allestite nei pressi dei focolai. Isolate voi stessi  i malati in attesa dei soccorsi.
  8. Spostamenti. Ridotti al minimo: l’isolamento è l’unica protezione preventiva.
  9. Comunicazioni. Come per l’energia, non si prevedono interruzioni di servizio. Elaborate una community web di diffusione di notizie certificate; evitate assolutamente di accogliere ipotesi e rimedi da internet. Non intasate il telefono con lamenti e imprecazioni: non servono a guarire nessuno.
  10. Dotazioni e risorse tattiche. A parte le mascherine anti-starnuto, i guanti di lattice, una dotazione di antipiretici e antinfiammatori (non antibiotici, inattivi contro i virus e specifici per i batteri) è impossibile prevedere lo sviluppo di una pandemia. Attenti: l’irrazionalità scientifica si diffonde come un virus. Pensate ai gruppi di controllo. Un’indagine può contare il numero di morti per vaccinazione in un gruppo, ma trascurate l’analisi parallela su un gruppo non sottoposto a vaccini. Tenete d’occhio i confounding factors, le variabili che influenzano l’interpretazione dei dati: se la popolazione attorno a un ripetitore ha un’incidenza maggiore di tumori, non è detto che ci sia correlazione (causalità percepita); potrebbe esserci un altro inquinante nella zona o motivi demografici (età, genere, densità). La pericolosità di qualsiasi sostanza dipende dalla dose: si annega per l’acqua e ci si abbellisce con il botulino. Ex ante ed ex post vanno messi nell’ordine corretto. La prevenzione non è scientifica, come dimostrato dall’idea che la campagna per la vaccinazione antiviaria fosse esagerata. La prova sarebbe nel fatto che alla fine non ci fu l’apocalisse. L’analisi è ex post. Come saperlo prima, se si adotta una mentalità ex ante? La Hard immunity consiste nel fatto che più persone si vaccinano e meglio è per la popolazione di riferimento, comprese quelle che non vengono raggiunte dal vaccino. Infatti, comunque vada, l’incidenza della malattia diminuirà, favorendo anche gli ostili (modello “crumiro”).


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Pubblicato 24/02/2020 da Fabrizio Artelli nella categoria "Psicologia e Salute

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