Aprile 28 2020

Nevrosi di guerra

Lo studio delle risposte emotive ai disastri ha avuto inizio con le osservazioni sulla più antica calamità non naturale: la guerra. Durante la Guerra Civile si riteneva che le vittime di traumi soffrissero di “nostalgia”. Un gran numero di soldati riferiva sintomi come debolezza diffusa, palpitazioni e dolore toracico. I medici usavano termini come “cuore del soldato”, “cuore irritabile”, e “sindrome da affaticamento” per descrivere quelle che ritenevano condizioni biologiche derivanti dallo stress fisico subito dai soldati.

Nelle prime guerre di questo secolo i medici osservarono un insieme di sintomi correlati all’esposizione ad eventi traumatici. Successivamente, durante la Seconda Guerra Mondiale, i medici usavano comunemente termini come “shock da proiettile”, “fatica da battaglia” e “nevrosi di guerra” per descrivere i soldati che lamentavano affaticamento, spossatezza ed ansia; il termine “thousand-mile stare” era usato per descrivere il soldato di fanteria esausto sull’orlo del collasso.

Lo studio di altri eventi disastrosi cominciò da queste osservazioni. Nel periodo tra le guerre mondiali, le vittime coinvolte in incidenti ferroviari cercavano di alleviare dolore cronico, ansia ed infermità. Alcuni medici ritenevano che questi sintomi fossero causati da lesioni neurologiche, mentre altri credevano che i sintomi fossero fittizi – nevrosi di compensazione-

Lo sviluppo di strumenti diagnostici standardizzati, come la Structured Clinical Interview (SCID) per il DSM-III-R (American Psychiatric Association 1987) e la Diagnostic Interview Schedule (DIS), ha facilitato la realizzazione di studi controllati sistematici sul DPTS in un’ampia gamma di popolazioni colpite da eventi traumatici e disastri. Tuttavia a causa dell’impiego di metodologie e modelli teorici differenti, generalizzazione e follow-up a lungo termine forniscono risultati discordanti.

La natura degli eventi disastrosi- l’impossibilità di prevedere la loro insorgenza e gravità, la mancanza di dati di confronto, la difficoltà di reclutamento dei gruppi di controllo e gli alti tassi di discordanza- accresce queste difficoltà. Nonostante problematiche e limitazioni metodologiche, gli psichiatri stanno imparando molto sugli effetti psichiatrici del trauma analizzando l’ampia gamma di eventi traumatici e disastri.

Per alcune persone eventi traumatici e perdite stimolano un processo di guarigione. Un’esperienza traumatica può diventare il baricentro intorno al quale un individuo, ridefinendo valori ed obiettivi, riordina un’esistenza precedentemente disorganizzata. Gli eventi traumatici sembrerebbero funzionare come organizzatori psichici – un collante psichico che lega affetti, percezioni e comportamenti che sono successivamente palesati in risposta a stimoli simbolici, ambientali, o biologici.

Ad esempio, sebbene molti dei sopravvissuti a un tornado che nel 1974 colpì Xenia, Ohio, avessero esperito una condizione di distress psicologico, la maggior parte riferì conseguenze positive: aver imparato a fronteggiare efficacemente situazione critiche e sentirsi migliorati dopo aver affrontato questo tipo di sfida. Sledhe et al. (1980) riscontrarono che circa un terzo dei prigionieri di guerra (PDG) dell’U.S. Air Force riferiva di aver tratto beneficio dall’esperienza di prigionia durante la guerra del Vietnam; per di più questi prigionieri di guerra erano quelli che probabilmente avevano vissuto le esperienze più traumatiche.



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Pubblicato 28/04/2020 da Fabrizio Artelli nella categoria "Psicologia e Salute

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