Maggio 4 2020

Umorismo e disastro: strategia di coping

A proposito di informazione e di modalità comunicazionali, è ormai evidente a tutti il ruolo giocato dall’umorismo e dalla satira nella trattazione degli eventi quotidiani. Ancor più, colpisce leggere ed ascoltare sui giornali, in tv, su Internet, nelle conversazioni per le strade, ecc., la narrazione di eventi non proprio felici, in chiave umoristica.

Parlare di umorismo, in caso di disastri, può sembrare non solo azzardato, ma a tratti addirittura offensivo. Lo scenario di un disastro, l’emozione della paura, della sofferenza, della rabbia, della morte e dell’incertezza di certo non richiamano il sorriso.

In letteratura, Pirandello (1920) ha definito magistralmente l’umorismo come il sentimento del contrario: ciò che mette a nudo, in modo grottesco e beffardo, le contraddizioni del reale; il sentimento che scopre le quote di sofferenza di cui l’individuo è portatore, favorendo possibili riflessioni intorno a quanto si cela dietro la maschera.

Nel 1997 Moran e Massam rintracciano il leitmotiv di quel centinaio di teorie sull’umorismo che derivano da varie prospettive (psicologica, sociologica, antropologica, linguistica): l’idea che l’umorismo assicuri un certo grado di riduzione della tensione e faciliti la reinterpretazione della situazione. L’umorismo determina un aumento di arousal cui segue, per un effetto di rimbalzo, la riduzione dello stato di tensione; inoltre, la reinterpretazione dell’evento sembra il risultato dell’incongruità che caratterizza lo stimolo umoristico, incongruità che risulta dall’associazione di due situazioni tra loro molto distanti e, perciò, non correlate.

L’umorismo, in più, veicola l’aggressività: le fornisce uno sbocco. Tra gli effetti fisiologici dell’umorismo, infatti, si annoverano la riduzione del ritmo cardiaco e respiratorio, la riduzione della tensione muscolare, il potenziamento del sistema immunitario, il rilascio di endorfine. Gli studi in questo ambito, dunque, se da un lato non forniscono risposte riguardo gli effetti a lungo termine dell’umorismo, dall’altro confermano la rilevanza del riso sul benessere.

Secondo Prerost (1989), facilitare la generazione dell’umorismo – cioè la tendenza a parlare e/o agire con humour – è terapeuticamente benefico; a confermare ciò, non solo una ricerca condotta da Overhoser che mostra come la generazione dell’umorismo sia maggiormente correlata ad un buon adattamento psicologico, rispetto al semplice apprezzamento dell’umorismo stesso, ma anche i diversi corsi di gestione dello stress che considerano l’umorismo fondamentale nel processo di riduzione della tensione.

L’umorismo assicura una protezione del Sé in quanto consente di allontanare dalla coscienza pensieri negativi; permette, inoltre, di stabilire un legame emotivo all’interno di un gruppo, favorendo la socializzazione tra i membri. In situazioni particolarmente critiche – o sarebbe meglio dire catastrofiche – l’umorismo sembra proteggere l’individuo attraverso un processo di distanziamento tra il Sé e lo stimolo stressogeno. Cominciano, infatti, a proliferare le riflessioni circa il ruolo dell’umorismo nel lavoro di soccorso.

Nonostante non vi sia conferma che l’umorismo determini il miglioramento della performance nel lavoro del soccorso, gli operatori sostengono che li allontana dalla orribile natura degli eventi che costituiscono il contesto delle loro azioni. Per molti, dunque, costituisce fonte primaria di rilassamento; tuttavia, alcuni studi dimostrano come siano numerosi i soccorritori che limitano il proprio umorismo nei momenti in cui non si trovano in pubblico, perché convinti che non sarebbe compreso né, tantomeno, apprezzato. Se ne deduce che l’utilizzo dell’umorismo nelle situazioni di emergenza deve, comunque, tener conto di una serie di fattori: primo fra tutti l’accettazione dello stesso, ma anche l’apprezzamento personale e la tendenza ad usarlo. Resta un dato di fatto che l’umorismo si sia conquistato un posto di rilievo tra le strategie di coping nel lavoro di soccorso. Al di là di questo filone di ricerca fortemente interessante, mi chiedo: può essere considerato, l’umorismo, una strategia di coping a livello dell’intera comunità colpita da un disastro “comune”?

La storia sembrerebbe rispondere affermativamente: la trasmissione orale della barzelletta che non disdegna di trasformare in motto scherzoso gli eventi più drammatici che hanno segnato la storia dell’umanità; la satira, quale atteggiamento che pone in ridicolo le debolezze e i vizi umani; l’invasione su Internet e, quindi, per tutta la comunità globale, di fotomontaggi, racconti divertenti, canzoni spiritose che esorcizzano gli ultimi avvenimenti catastrofici  – pensiamo a tutte quelle trasformazioni di spirito che abbiamo visto e sentito riguardo all’avvenimento storico dell’11 settembre. Per concludere, ritengo indispensabile la presenza discreta dell’umorismo all’interno delle diverse forme di intervento in caso di disastro, nonché l’impegno a potenziare una strategia di coping che valuto tanto naturale quanto efficace.  



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Pubblicato 04/05/2020 da Fabrizio Artelli nella categoria "Psicologia e Salute

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