Maggio 6 2020

Traumatizzazione

Il processo di traumatizzazione, ha una componente di accumulo: il trauma innalza la reattività a stimoli simili facendo si che le reazioni agli stimoli presenti coinvolgano anche le emozioni dolorose evocate dal trauma originario. Tale modalità reattiva, basata sulla non integrazione degli eventi traumatici per evitare di affrontare le componenti dolorose, rende ogni successivo evento traumatico più pesante del precedente.

Si costituisce un circolo vizioso in cui all’aumento del fardello rappresentato dal trauma corrisponde un’aumentata reattività ad eventi tematici simili, da questa deriva una maggiore disposizione ad uno stile reattivo non integrativo che conduce, inevitabilmente, ad un incremento nel peso specifico del trauma.

Queste argomentazioni potrebbero essere utili alla spiegazione dello “sleeper effect” (effetto del dormiente) presente in coloro che, pur non manifestando conseguenze a lungo termine del trauma, subiscono un improvviso crollo (sintomi di depressione, ansia o DPTS) in occasione di eventi che richiamino alla memoria l’esperienza traumatica.

E’ ormai sempre più evidente che i bambini hanno una grande capacità di riprendersi anche dopo esperienze sconvolgenti; la traumatizzazione, però, lascia delle ferite psicologiche. Il fatto che la gravità dei sintomi diminuisca, quindi, non è di per sé indice di guarigione, potrebbe, in realtà, indicare solo l’efficacia dei meccanismi di contenimento difensivo.



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Pubblicato 06/05/2020 da Fabrizio Artelli nella categoria "Psicologia e Salute

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