Febbraio 22 2021

Il fuoco esoterico del Rinascimento

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Cosimo de’Medici, signore di Firenze, nel 1450 affidò al filosofo Marsilio Ficino (1433-1499) il compito di creare un’Accademia Platonica. Dodici anni dopo, Marsilio fu incaricato dal mecenate di tradurre il Corpus hermeticum che era stato trovato in Macedonia. Comparso nel 1417, questo testo ebbe un’enorme fortuna editoriale e fu ristampato ininterrottamente fino al 1614.

Marsilio Ficino si interrogò se la magia potesse essere un’arte degenerata, diabolica. Egli considerò che essa, nella sua forma soggettiva, riguardava solo l’individuo e perciò aveva scarse valenze di potere. La magia detta transitiva, invece, si rivolge all’esterno e induce emozioni e sensazioni, influenzando, perciò, anche la psicologia pratica.

Ma può la magia naturalis ottenere gli stessi effetti della religione, senza avere come causa Dio o il diavolo? L’antropocentrismo rinascimentale si trovò spesso in bilico fra opposte ideologie, diviso tra ateismo e deismo.

Piero Pomponazzi (1462-1525) ricondusse tutti gli effetti miracolosi, di cui tratta la religione rivelata, a cause psicologiche ed astrologiche determinate dalla magia naturale. Ecco come e perché la magia dotta entrò nelle corti sofisticate e colte del 1500, e arrovellò non pochi cervelli filosofici dell’epoca.

All’interno del neoplatonismo fiorentino, di cui Ficino fu esponente di punta, il determinismo astrologico- secondo cui le stelle governano gli uomini- non escludeva che Dio governi le stelle.

La concezione magico-astrologica rilanciata da Ficino con una raccolta di testi tradotti conteneva, fra l’altro, il De mysteriis Aegiptiorum di Giamblico, e il De anima et daemone di Proclo. La dottrina di Ficino non escludeva la libertà dell’uomo, il suo “antropocentrismo”; ma il determinismo astrologico era comunque evidente nella sua concezione stigmatizzata da Pico della Mirandola (1463-1494).

La teoria della magia naturalis, che non negò mai del tutto l’esistenza di Dio nel mondo, ebbe una grande importanza nello sconfiggere, almeno teoricamente, superstizioni e credenze popolari. Essa, infatti, ridimensionò la fede nei miracoli, smitizzò una concezione cosmica indifferenziata, lottò contro l’animismo incontrollato e, pur facendo riferimento alla magia, la spogliò degli orpelli più volgari e ostentati.

Il neoplatonismo fiorentino favorì la nascita di un sapere essenzialmente scientifico e disprezzò la stregoneria e le streghe pur mostrando, a volte, una spontanea tolleranza verso i “disgraziati e le disgraziate” condotti al rogo per le loro “pratiche demoniache”.

Tuttavia il neoplatonismo, pur ridimensionando la magia negativa, diabolica, a cui contrappose quella naturale – come fecero Abelardo e altri umanisti – non sfuggì anch’esso alla trappola teologica dell’epoca. Molti di questi dotti, benché attratti dal sapere laico più che dal dogma della Chiesa, alla domanda: esiste o no il demonio? Avrebbero risposto – tranne rare eccezioni – che “non si possono ignorare le manifestazioni di Satana”.

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Pubblicato 22/02/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

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