Febbraio 28 2021

La cabala

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Pico della Mirandola, nonostante la giovane età, grazie a un’intelligenza e a una memoria prodigiosa che aveva sviluppato mediante una mnemotecnica segreta, conosceva le lingue antiche e l’ebraico. Egli possedeva una copia del manoscritto di un’opera fondamentale della cabala, il Sefer-ha-Bahir, o Libro Luminoso, scritto verosimilmente nel 1298.

Nella cabala gli adepti riconoscono un sistema di trasformazione della realtà basato sull’uso particolare della parola. La parola è magia, poiché è il nome che crea le cose. Occorre dunque fare molta attenzione nell’impiegare certi termini magici, che possono evocare entità terribili, come i demoni; o rovesciare l’ordine visibile e apparente del mondo.

Il cabalista usa la parola come l’alchimista manipola le sostanze: per l’uno il potere è basato sulla sintassi, i significati e l’ordine del discorso; per l’altro è costituito dall’”athanor” (crogiuolo), degli alambicchi, dalle storte e dagli elementi fondamentali. E’sufficiente cambiare la collocazione di una parola perché tutto il mondo risulti mutato, l’ordine naturale sia sconvolto, e il comando sulla natura sia trasferito al mago che conosce il mistero di transustanziare il linguaggio in realtà.

Pico riteneva, in particolare, che la cabala potesse costituire il trait-d’union fra cristianesimo ed ebraismo, favorendo la produzione di riflessioni filosofiche ed esoteriche in grado di accrescere la conoscenza di Dio

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Pubblicato 28/02/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

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