Marzo 8 2021

Il libro perduto

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A partire dalla fine del XV secolo, scrive Alexandrian, gli esoterici iniziarono a conciliare il giudaismo con il cristianesimo. Per questo, specie nel Rinascimento, si consacrarono allo studio della cabala, dottrina mistica e segreta degli Israeliti.

Il termine cabala o cabbala, tratto dal verbo Kabal (che significa ricevere, trasmettere) rappresenta la trasmissione, qabbàlah, attraverso le diverse epoche, della conoscenza di Adamo prima della caduta. Si tratta quindi del sapere originario, ovvero della magia suprema: astro abbagliante di cui religioni e scienze sono solo pallidi riflessi.

Adamo, secondo il credo cabalistico, ricevette nell’Eden dall’angelo Raziel un libro, preso in prestito dal Cielo, che conteneva il sapere assoluto e universale. Questo testo, sconosciuto anche alle gerarchie angeliche superiori, recava al centro il mistero dell’eterna sapienza, grazie al quale possono essere scoperte le mille e cinquecento chiavi che non sono affidate ad alcun essere celeste.

Adamo perse notevoli privilegi, dopo la rovinosa caduta attribuita alla lussuria di Eva. Precipitando smarrì, insieme ad altri bagagli, lo stesso libro dei libri. I cabalisti pretendevano quindi che esistesse una tradizione precedente a Mosè, risalente addirittura al giardino dell’Eden, di cui tuttavia nessuna memoria umana o sovrumana ricordava esattamente la “data di fondazione”.

Era quindi necessario mettere ordine, fare chiarezza anche all’interno della mistica ebraica, poiché gli anticabalisti si rifiutavano di porre Zohar, opera venerata dalla cabala, accanto al libro più antico, il Talmud, che risale convenzionalmente al 499. I cabalisti rinascimentali si dedicarono a una duplice fatica: ristabilire gli ordini della magia a partire dal libro venerato della cabala; analizzare la cabala come strumento capace di aprire la religione rivelata alla magia naturale.

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Pubblicato 08/03/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

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