Marzo 12 2021

La magia della decrittazione

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Altre e stupefacenti sono le prerogative esoteriche attribuite dagli adepti alla cabala, nella quale esiste un’esegesi ermetica della parola e delle lettere. Poiché in ebraico le lettere uguali corrispondono anche ad un numero, la combinazione di sillabe forma non solo parole ma serie numeriche.

Da questa mistica dello scritto derivano i significati occulti, e i loro nessi, che il cabalista cercherà come manifestazione e applicazione del sapere magico. Mediante la “gematria” viene calcolato il valore numerico di alcune parole sacre, confrontando il loro rapporto semantico con parole di uguale valore.

Ad esempio, la parola ebraica ruach’elohim, che significa “spirito di Dio”, dà come somma trecento: numero che rappresenta anche la lettera sh con cui inizia la parola shadday che diviene, quindi, simbolo dello “spirito di Dio”.

Mediante questi accostamenti e tecniche di interpretazione, fra cui la “temura” che permette di scambiare le lettere di una parola con altre ottenendo nuovi significati occulti, la cabala divenne ben presto una dottrina ermetica di saggezza e perfezione.

Da essa derivò la teosofia come la filosofia naturale esoterica. Nella filologia mistica, studiosi come Pico e altri neoplatonici videro unite la contemplazione e la ricerca scientifica, esaltate dalla ricerca magica che porta alla superficie, alla vista, il significato recondito del testo nascosto nelle lettere e nella loro ingannevole apparenza.

Decifrare e decodificare diventò lo scopo di vita dei cultori della “magia della parola”, alla quale si consacrarono eruditi e filosofi per raggiungere le vette del sapere. O per precipitare, come si raccontò di molti cabalisti, negli abissi dell’inferno.

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Pubblicato 12/03/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

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