Marzo 13 2021

Agrippa, un mago contestato

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Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim fu un occultista molto controverso e “chiacchierato”: in odore di zolfo per i suoi detrattori, venne esaltato dai seguaci come uno dei maggiori sapienti dell’esoterismo.

Nel 1513, Agrippa scrisse il trattato De occulta philosophia, che risulta tuttora fra i libri più noti e importanti riguardanti il pensiero magico. Secondo l’interpretazione di un autorevole studioso come Sarane Alexandrian, si deve ad Agrippa la “ricerca del segreto supremo”, a partire dal titolo stesso della sua fortunata opera.

Occultismo, infatti, è un termine coniato nel XIX secolo, e le scienze occulte sono una definizione riduttiva del pensiero magico che spesso hanno combattuto. Nella sua purezza originaria, dunque, è la filosofia occulta l’autentico alveo della magia. Proprio per questo uno dei suoi fautori più rigorosi non ebbe vita semplice. Agrippa (Henry Cornelis) nacque vicino a Colonia nel 1486. Dopo aver studiato all’università ebbe una vita avventurosa, itinerante, costellata di viaggi e scandita da professioni diverse.

Fu in Spagna, in Inghilterra, in Francia, a Torino e a Metz. Fece il medico ad Anversa e l’avvocato in Italia. Divenuto teologo a Colonia, fu inviato nel 1511 come osservatore presso il Concilio di Pisa. Dopo sette anni al servizio dell’imperatore Massimiliano ricevette un incarico a Metz con l’appoggio del Marchese del Monferrato.

Qui raggiunse nel 1519 la carica di sindaco, ma cadde vittima, per la prima volta, delle superstizioni che tentava di estirpare. Un’umile contadina era stata accusata dal domenicano Savini di essere una potente strega, che gettava il malocchio su tutta la regione. Agrippa strappò la povera donna alla tortura e fece punire i suoi accusatori ma poco dopo, a furor di monaci, dovette abbandonare la carica e la città.

Già iniziavano a circolare strane voci sul suo conto. Le chiacchiere in sordina divennero accuse ufficiali quando pubblicò a Lione ne 1527 il testo De incertitudine et vanitate scientiarum et artium, in cui denunciava le falsità e illusioni delle professioni liberali del tempo. Il libro fu bruciato per ordine della Facoltà di Teologia di Parigi e Agrippa, rifugiatosi a Bonn, iniziò la stesura del suo celebre testo sulla “filosofia occulta”. Subito dopo la pubblicazione raggiunse fama europea come studioso di cabala, occultismo e magia. Immediatamente il mondo colto dell’epoca si divise tra chi ammirava incondizionatamente l’opera a chi la considerava un “testo proibito”, frutto di commerci satanici.

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Pubblicato 13/03/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

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