Marzo 18 2021

Il cane demoniaco

Reading Time: 2 minutes

Agrippa, specie a causa del De occulta philosophia, si espose all’accusa di magia nera e stregoneria. Fedele alla sua fama sulfurea e convinto cabalista apponeva alla sua corrispondenza un timbro di ceralacca con le lettere: AGLA, iniziali delle parole ebraiche che significano: “Tu sei grande in ogni tempo, Signore”.

La cabala, che non è una pratica magica ma che permette ai suoi adepti di realizzare eventi magici, fu uno dei campi in cui brillò maggiormente la personalità originale e controversa di Cornelius Agrippa.

Egli aveva incluso Dio nel sistema della magia. Tale concezione filosofica ne fece uno degli esponenti più interessanti della cultura rinascimentale. Ma in quell’epoca la magia naturalis, la magia creatrice dei neoplatonici, era facilmente soverchiata dalle credenze popolari e dalla repressione inquisitoriale, che alzava i patiboli per “mondare con il fuoco” tutti i sospetti seguaci di Satana.

Agrippa, prima di morire nel 1534 o nel 1535, ebbe il tempo di raccogliere i frutti di una fama immensa ma anche di assaggiare i veleni della calunnia. Fu acclamato nei dotti cenacoli rinascimentali come “principe dei maghi”, nel mentre altri contemporanei giuravano sulla sua “natura diabolica”.

Agrippa pareva divertirsi a fomentare le dicerie sul proprio conto. Ovunque andasse portava con sé un grosso cane nero dallo sguardo infuocato, che obbediva solo a lui e al suo richiamo: Monsieur! Monsieur, per tutti coloro che lo conoscevano e lo osservavano con timore reverenziale, era l’incarnazione del diavolo. Monsieur – si diceva – era senza dubbio un demonio che il grande mago era riuscito a mettere alla catena per i suoi scopi occulti.

Così fu rafforzata la fama dello stregone, che comandava persino agli spiriti infernali, conoscendo per nome tutti i prìncipi del pandemonio. Una volta giunto a casa Agrippa gettava il cappello sul divano, dava un bacio affettuoso alla moglie e, come racconta Paul Jove, chiamava: “Mademoiselle, dove ti sei cacciata?”.

Una barboncina grigia, affettuosissima, gli saltava sulle ginocchia, sotto lo sguardo un po’ geloso del grosso cane nero. Ma questo i contemporanei non lo sapevano: sennò cosa avrebbero pensato di lui?

Please follow and like us:


Copyright Studio Afis 2021. All rights reserved.

Pubblicato 18/03/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

Riguardo l’Autore

Team Studio Afis Email: studioafis@gmail.com