Marzo 27 2021

La peste e il cavallo

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L’abilità medica e chirurgica di Nostradamus aveva poco da spartire con le tecniche e le conoscenze dell’epoca, apprese all’università. Nostradamus si mescolò ad appestati, miasmi e contagi, sconcertando il mondo accademico e i malati con il suo comportamento sereno e i rimedi “miracolosi” che usava.

In quell’epoca il medico era più che mai una figura fantasmatica, che si presentava ai comuni mortali come un “alieno”. Coperto da una maschera a forma di uccello, avvolto in un robone scuro che gli giungeva fino ai piedi, inguantato di cuoio fino ai gomiti, egli parlava con voce artefatta e somministrava con gesti sacerdotali pozioni e purganti per lo più inutili.

Di fronte a questi “scienziati” che si atteggiavano a maghi, il mago di Salon affermò con semplicità la sua fama di autentico scienziato. Girava in mezzo ai malati con il volto scoperto, sorrideva, palpava e incideva a mani nude i bubboni, parlando a lungo con gli appestati. Ma soprattutto li guariva a centinaia, e impediva al contagio di avanzare, usando metodi di prevenzione del tutto inediti.

Qual era il suo segreto?

Si narra che identificando l’origine della peste in un qualche “agente esterno e invisibile per quanto materiale”, il medico fosse giunto, mediante l’osservazione empirica, a stabilire una sorta di equazione tra il morbo e i topi. Mediante contatti esoterici con i fratelli di tutta Europa, Nostradamus aveva appreso che in Russia la peste sembrava arrestarsi di fronte all’abitazione dei contadini agiati e dei nobili, che vivevano in stretto contatto con le scuderie e i cavalli.

Evidentemente il cavallo interrompeva il ciclo del contagio. Come e perché il medico astrologo non lo comprese a fondo, né lasciò scritti sull’argomento, tuttavia inventò un efficace sistema di prevenzione. Occorreva difendersi dalla peste usando come “antidoto” i cavalli e le loro coperture.

Data la consueta superstizione dell’epoca molti scambiarono le coperte e i sottosella, intrisi di sudore equino, per un talismano o un rimedio magico contro la malattia che avanzava implacabile. Dopo il passaggio nei paesi provenzali del “miracoloso guaritore”, stalle, stazioni di posta, fattorie, allevamenti, venivano presi d’assalto da persone impaurite, servitori di nobili casate, speculatori, preti, maghi di ogni risma.

Secoli dopo si scoprì che la pulce del topo, veicolo della peste, era l’agente esterno che scatenava la malattia nell’uomo; e che il cavallo poteva impedire la riproduzione del parassita.

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Pubblicato 27/03/2021 da studioafis nella categoria "Storia", "XFile

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