A World at Risk

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Tra il 2003 e il 2016 abbiamo avuto l’influenza aviaria, la SARS (severe acute respiratory syndrome, sindrome respiratoria acuta grave), la MERS (Middle Est respiratory syndrome, sindrome respiratoria mediorientale), la febbre emorragica di Marburgo e l’Ebola.

Purtroppo, queste epidemie sono state accompagnate da uno schema ricorrente di amnesia sociale. Ciascuna di esse è stata seguita da un periodo di frenetica attività a ogni livello, nazionale e internazionale, che ha portato a dimenticare l’accaduto.

L’intervallo tra l’emergenza SARS nel 2003 e l’epidemia di Ebola è illuminante. Subito dopo l’esperienza SARS, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) pubblicò un Piano di preparazione e risposta alla pandemia influenzale (Global influenza Preparedness Plan, 2005) per fornire linee guida ai singoli Paesi; il testo rivedeva il Regolamento sanitario internazionale, inserendo le potenziali malattie emergenti come casi da denunciare all’autorità sanitaria, e stabiliva le modalità di reazione rapida.

Quello stesso anno, il governo degli Stati Uniti presentò il National Strategy for Pandemic Influenza, stanziando fondi per la sua applicazione. Piani simili furono elaborati dal dipartimento della Difesa, dal dipartimento degli Affari dei Veterani, dai vari Stati e da una serie di importanti compagnie del settore privato.

Ma quando l’emergenza finì e la paura si attenuò, cittadini e governi tornarono alla solita routine. I fondi stanziati per la risposta alla crisi attraverso l’OMS, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) negli Stati Uniti e gli istituti analoghi nel resto del mondo, i Servizi sanitari nazionali e i laboratori privati furono ridotti drasticamente. Gli enti preposti al coordinamento della risposta a livello internazionale, federale e statale vennero sciolti e i loro direttori rimossi.

Com’era prevedibile, lo schema si è ripeto dopo l’emergenza di Ebola nell’Africa occidentale. Nel 2018, lo stesso giorno in cui una nuova epidemia scoppiava nella Repubblica democratica del Congo, il presidente Trump destituiva il presidente dell’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria e scioglieva l’organizzazione.

Come ha osservato il direttore generale dell’OMS, il mondo ha alternato abbondanza e carestia per quanto riguarda le malattie epidemiche, accontentandosi di pensare che per vincere siano sufficienti periodiche improvvisazioni e dichiarazioni di buone intenzioni. In questo caso, l’OMS è particolarmente importante, perché è l’organo incaricato di coordinare la risposta internazionale alle emergenze sanitarie.

Nel 2018, essa nominò una commissione per valutare la preparazione globale a future minacce microbiche dopo il rilassamento seguito alla SARS. Il rapporto, pubblicato nel 2019, considerava il mondo e i singoli Paesi complessivamente impreparati per un evento da tempo annunciato. Il preoccupante titolo del documento era A World at Risk (Un mondo a rischio).

Quando il COVID-19 ha cominciato a diffondersi, il suo successo è stato dovuto almeno in parte al fatto che le sentinelle erano state tolte e il mondo dormiva. Qui la posizione assunta dagli Stati Uniti è critica: sono l’ultima superpotenza e l’ultimo vero gigante economico, forniscono i maggiori fondi per l’attività dell’OMS, e i CDC sono l’agenzia che stabilisce gli standard per la risposta internazionale.

Nonostante i ripetuti avvertimenti fin dal 1997, un fattore determinante delle attuali sofferenze è stata la posizione del presidente americano, il quale, mentre l’epidemia si stava diffondendo in maniera incontrollabile in tre continenti, ha commentato: “Chi lo avrebbe mai immaginato?”.

Sarebbe più appropriato chiedersi se, una volta cessata l’emergenza coronavirus, il mondo tornerà ad assumere un atteggiamento di autocompiacimento o deciderà per una valutazione sostenibile nel lungo termine delle potenziali crisi future, organizzando i mezzi per affrontarle. Ricerca scientifica, infrastrutture sanitarie avanzate, stretta collaborazione internazionale, informazione sanitaria, tutela della biodiversità e sovvenzioni adeguate saranno tutti elementi necessari da utilizzare a livello globale per mettere al sicuro la nostra civiltà.

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