Rifugiati

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Oltre al diritto alla protezione internazionale, garantito dallo Statuto dell’Unhcr, della Convenzione Onu del 1951 e del Protocollo del 1967, tutti i rifugiati godono, al pari di ogni altro individuo, di alcuni diritti umani fondamentali, sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza; la protezione giuridica; la libertà di pensiero, coscienza e religione; il diritto alla proprietà individuale.

I rifugiati hanno, inoltre, diritto alla libertà di movimento: si ammette tuttavia che, soprattutto in caso di afflussi in massa, motivi di sicurezza e i diritti della popolazione locale possono imporre restrizioni a tale libertà.

In base all’articolo 2 della Convenzione del 1951, i rifugiati e gli sfollati hanno anche, naturalmente, degli obblighi nei confronti del paese nel quale hanno cercato rifugio: “Ogni rifugiato ha dei doveri verso il paese nel quale si trova, che richiedono, in particolare, che si conformi alle sue leggi e norme, nonché alle misure adottate per il mantenimento dell’ordine pubblico”. Dev’essere rispettato, inoltre, il carattere civile dello status di rifugiato.

Per garantire che l’assistenza fornita ai rifugiati sia adeguata, è necessario coinvolgerli sin dall’inizio nelle iniziative destinate a sopperire ai loro bisogni. Tutte le componenti dell’operazione, inoltre, devono essere pianificate in modo da favorire la loro autosufficienza.

Per quanto il principio sia ovvio, le pressanti necessità di un’emergenza spesso rendono più semplice l’allestimento di un’operazione dall’esterno, in favore dei beneficiari, anziché con la loro partecipazione.

Se l’operazione coinvolge i rifugiati sin dall’inizio, la sua efficacia risulta notevolmente accresciuta. Inoltre, un approccio di questo tipo permette ai rifugiati di mantenere il loro senso di dignità e la loro determinazione, incoraggiando l’autosufficienza e contribuendo ad evitare la dipendenza.

Durante un’emergenza, i rifugiati sono spesso considerati come dei destinatari inerti e passivi degli aiuti esterni, mentre vanno invece incoraggiati, sin dall’inizio, ad aiutarsi da soli, utilizzando le proprie capacità e risorse.

E’ importante promuovere la partecipazione dei rifugiati, durante tutte le fasi di pianificazione e d’attuazione delle operazione di accoglienza.  

In molti casi, i rifugiati sono meglio in grado di aiutarsi da soli, e quindi dipendono meno dall’assistenza esterna, se non sono raggruppati in campi profughi estremamente organizzati, ma vivono piuttosto in piccoli gruppi, meno strutturati.

Gli interessi e i bisogni di determinate categorie di rifugiati, e in particolare di quelle più vulnerabili, saranno meglio soddisfatti e questi sforzi saranno più sostenibili, se sin dall’inizio ci si assicurerà il sostegno e la partecipazione di tutta la comunità.

Il coinvolgimento dei rifugiati, inoltre, contribuisce a garantire che la risposta all’emergenza risponda alle loro esigenze sociali, umane e psichiche, andando oltre la pura e semplice fornitura dei soccorsi materiali.

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