La sicurezza materiale dei rifugiati

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Anche dopo l’accoglienza in un paese d’asilo, i rifugiati possono ancora correre gravi rischi per la loro incolumità. Nelle emergenze, sono soprattutto minacciati alcuni diritti umani fondamentali, che debbono essere protetti in modo particolare dalla legge, come pure con azioni concrete. Tali minacce possono venire dal paese d’origine o da quello d’asilo, o anche da gruppi di rifugiati.

Per ridurre i rischi di attacchi militari dal paese d’origine, occorre installare o trasferire i campi o altri insediamenti a una certa distanza dalla frontiera. Può essere, inoltre, necessario che le autorità del paese d’asilo rinforzino la loro presenza militare nella zona di frontiera e attorno ai campi o insediamenti dei rifugiati. La presenza militare all’interno dei campi dovrebbe però essere evitata.

Nel paese di rifugio, può accadere che delle minacce contro la sicurezza materiale dei rifugiati (respingimento, detenzione illegale, violenze sessuali, ecc.) vengano da funzionari che trattano con i rifugiati.

Le autorità del paese d’asilo devono essere rese edotte del fatto che mantengano la responsabilità principale della sicurezza, e che spetta loro garantire l’incolumità e il benessere dei rifugiati.

Eventuali misure correttive sono di competenza delle autorità e vanno adottate risolutamente. Per ottenere un intervento adeguato, si deve mantenere il contatto con i rifugiati e con le autorità stesse.

Gli attacchi criminali e il banditismo ai danni dei rifugiati devono essere affrontati dalle autorità civili e dalle forze di sicurezza del paese ospitante, in stretta collaborazione con la popolazione rifugiata.

Allorché in mezzo ai rifugiati si trovano individui armati, si deve promuovere la separazione dei rifugiati dagli elementi armati e il disarmo di questi ultimi.

In ogni caso di presenza di militari e poliziotti, è importante adottare, per prevenire la violenza sessuale ai danni delle donne e dei minori rifugiati, le misure generali quali campagne di sensibilizzazione e attività di formazione ai fini della protezione dei loro diritti.

Nel caso di conflitti interni in seno alla popolazione rifugiata si dovrebbe in un primo tempo favorire una mediazione da parte della stessa comunità. Qualora questa fallisse, dovrebbe sollecitare le autorità del paese ospitante perché risolvano il conflitto.

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