Rifugiati: non trattare i problemi isolatamente

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In tutte le fasi di un’emergenza, bisogna vedere i problemi e le necessità dei rifugiati in una prospettiva globale, e fissare i compiti specifici di ogni settore in una cornice multisettoriale, dato che l’intervento in un’area potrà riflettersi sulle altre.

Ad esempio, la vera soluzione di un problema sanitario potrebbe consistere nel miglioramento della qualità dell’acqua. Occorre realizzare un giusto equilibrio nella destinazione delle risorse ai vari settori.

Una caratteristica fondamentale della risposta alle emergenze dev’essere l’approccio multisettoriale.

Analogamente, non bisogna trascurare certi problemi a carattere orizzontale, come spesso accade per le categorie vulnerabili, i bambini, le donne e l’ambiente. In particolare, i fattori ambientali vanno presi in considerazione sin dalla primissima fase di un’emergenza.

Quando questa è accompagnata da un massiccio esodo di popolazione, è inevitabile un certo degrado ambientale, che può avere conseguenze negative sulla salute e il benessere dei rifugiati e della comunità ospitante.

La fase dell’emergenza è, quindi, d’importanza critica per l’adozione di misure che limitino tali guasti, in quanto quelli prodotti in questa fase risulteranno sempre più difficili e costosi da riparare in seguito. Va fatto ogni sforzo per prevenire, o almeno minimizzare, un impatto ambientale irreversibile delle attività umanitarie e della presenza dei rifugiati.

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