La consapevolezza di sé

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Ogni individuo, nel corso della propria vita, affronta vari compiti di sviluppo, vive una serie di eventi, alcuni desiderabili (matrimonio, nascita di un figlio, lavoro), altri indesiderabili (morte, separazioni, gravi patologie) che comportano scelte importanti e cambiamenti rilevanti.

Qualsiasi scelta e cambiamento determina l’abbandono di una condizione nota per approdare ad un’altra semi-sconosciuta e la separazione da condizioni, “cose” e persone importanti. Quindi qualsiasi cambiamento, anche quello previsto e scelto intenzionalmente, può scatenare forti sensazioni di perdita e assenza e determinare, quindi, una condizione di lutto.

Questi vissuti, se non vengono riconosciuti ed elaborati adeguatamente, possono determinare disagi psicologici, stati depressivi, fino a scatenare gravi psicopatologie. I dati clinici evidenziano un crescente aumento nella collettività della sindrome depressiva, considerata il male del secolo. La popolazione tutta appare sempre più vulnerabile e incapace di fronteggiare le delusioni, le perdite, i cambiamenti.

Per cambiare la propria condizione esistenziale è essenziale conoscere se stessi. Conoscersi per quel che si è realmente – e non per come si desidera essere o per come gli altri ci vedono e ci vorrebbero – rappresenta la base su cui costruire il processo/ percorso di trasformazione.

Ri-conoscersi presuppone la capacità di accettarsi incondizionatamente, quindi di volersi bene. La consapevolezza di sé permette di prevedere come si affronteranno le varie situazioni che la vita ci porrà di fronte, dunque rende capaci di scegliere situazioni, comportamenti e atteggiamenti funzionali ai propri obiettivi.

Essere consapevoli significa saper identificare: le proprie emozioni; i propri bisogni; i propri desideri. Ed ancora: i propri punti di forza; le proprie aree deboli; il proprio modo di reagire di fronte alle situazioni; le proprie preferenze. Ma la consapevolezza riguarda anche la conoscenza dei propri comportamenti abituali – schemi: cosa penso/ provo/ faccio di solito quando si presenta una certa situazione? La base per una buona consapevolezza di sé è la consapevolezza emotiva, che consiste nel saper riconoscere i segnali del proprio corpo e dare un nome alle emozioni che si provano e che ci informano sulle nostre preferenze, gusti e bisogni.

La consapevolezza nasce dall’esplorazione di sé: un ascolto e un’osservazione senza giudizio. Per arrivare a questa conoscenza di se stessi è necessario avere l’opportunità di osservarsi ed ascoltarsi fin da piccoli, attraverso modalità educative appropriate.

Ciò però non sempre avviene perché, spesso e precocemente, per ricevere attenzioni ed amore, si è costretti a indossare delle maschere, degli – abiti altrui – e a fare nostre queste sovrastrutture.

Tali abiti, che ci vengono confezionati dagli adulti significativi, rendono difficile contattare la parte più autentica del sé. È possibile però recuperarla o ricostruirla con l’aiuto di un esperto. Mentre tutti siamo in grado di riconoscere un dolore allo stomaco  e sappiamo a chi rivolgerci per farci curare, quasi nessuno o pochi sanno contattare le proprie emozioni primarie e denominarle, individuare le motivazioni profonde dei propri comportamenti e riconoscere la qualità delle proprie funzioni mentali: percezione, memoria, pensiero, emozione.

La psicologia, purtroppo, a differenza di altre scienze, è una disciplina che non si studia nei vari ordini di scuola. Apprendere i contenuti di questa scienza in forma semplice ed esperienziale può accrescere la consapevolezza di sé, può migliorare l’intimità e la trasparenza con se stessi e con l’altro ed aumentare i livelli di autonomia nelle scelte.

Lo psicologo, in quanto tecnico della materia, è la figura professionale in grado di progettare ed attuare percorsi individualizzati e di gruppo, che migliorano la consapevolezza di sé, oltre ad intervenire nei casi di disagio conclamato – psicopatologie. Le dinamiche di confronto e scambio, che si attivano nei percorsi di gruppo tematici, consentono al singolo individuo di acquisire e migliorare la consapevolezza di sé in maniera soft e con i propri tempi, perché sollecitano e favoriscono l’analisi e la riflessione sul proprio modo di funzionare nei vari e specifici spazi vitali, come la coppia, la famiglia, il lavoro, ecc.

La Persona è l’insieme integrato di tante sfaccettature che si esprimono e manifestano in contesti relazionali diversi. Solo focalizzando l’attenzione su ognuno di questi contesti o aree vitali, è possibile approfondire la conoscenza di sé, nel senso letterale di andare più a fondo.

I percorsi, che possono portare ad una migliore consapevolezza, quindi, devono essere costituiti da un’armonica combinazione di contenuti, esperienze e riflessioni sapientemente guidate. La consapevolezza di sé, quale capacità di rispondere alle domande «Chi sono? Cosa voglio dalla vita? Dove sto andando? Quale strada vorrei percorrere?», rappresenta, per tutte le persone, lo strumento essenziale per vivere al meglio tutti i cambiamenti che la vita ci riserva o che scegliamo di realizzare.

Attualmente il Sistema Sanitario Pubblico, date le scarse risorse economiche, non riesce ad investire sufficientemente ed adeguatamente sulle politiche di prevenzione e promozione del benessere. Per questo motivo dovrebbe, quantomeno, sforzarsi di intercettare le attività del privato, che è proteso a ricercare e costruire nuovi spazi lavorativi, avvalendosi di figure professionali multidisciplinari che lavorano in tal senso, provando a costruire e sostenere una rete di azioni integrate e sinergiche, che hanno tutte lo stesso obiettivo: migliorare e tutelare la salute nel suo complesso.

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