Vecchiaia: Evento naturale o patologico.

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Da professionista che si occupa di educazione so perfettamente che sono stati individuati ampi spazi di apprendimento ben oltre ai limiti  dell’età evolutiva, evento che ha permesso di aprire nuove possibilità di intervento anche in ambito educativo e riabilitativo nella delicata fase della terza età.

Lo studio delle strategie di adattamento diffuse nella vecchiaia ha inoltre consentito di osservare  quanto sia possibile, grazie agli strumenti culturali e al sistema sociale, supplire ai limiti  propri dell’essere corpo. Molti anziani infatti utilizzano tattiche di compensazione per rispondere al venir meno di risorse fisiche, utilizzando la propria capacità di intervenire nel governo delle strutture sociali, ricorrendo alla tecnologia, agli artefatti, ai valori e ai mondi di significati offerti  dalla cultura di appartenenza  e mettendo in campo il vantaggioso bagaglio di “expertise” di cui non dispongono i giovani.

Ovviamente questa è la teoria e spesso accade che sia lontana dalla realtà, dalle realtà che prima o poi a tutti accade di incontrare.

Ecco che poi quando a tutti noi capita di dover in qualche modo diventare genitori dei propri genitori le cose si complicano. Personalmente mi ritrovo a dovermi prendere cura di mia madre senza riuscire a capire bene che direzione prendere e quale comportamento o strategia sia più adatta a contenere le sue paure, angosce, frustrazioni senza che io stessa mi senta impaurita, angosciata o frustrata.

In modo abbastanza automatico sarei portata a dire che coltivare la relazione è un buon mezzo, uno strumento efficace ma se invece osservo e rifletto mi rendo conto che a volte, se la relazione è problematica, occorre a quel punto un lavoro di decentramento per ridefinire le priorità. E questo mi permette di guardare alla terza età come ad una fase estremamente delicata considerata ancora “patologia”.

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