La comunicazione: Quando parlare non basta

Reading Time: 2 minutes

La comunicazione è un bisogno, o meglio, risponde a più bisogni; la comunicazione è una capacità che va sviluppata, la comunicazione è uno strumento, una sorta di ponte che ci pone in relazione con gli altri. Si comunica con il linguaggio, con la scrittura, con simboli; si comunica con il corpo e i suoi gesti, lo sguardo, il tono di voce ecc.

Comunicare è quindi un’esperienza di tutti, sia che nel farlo ci sia consapevolezza e intenzionalità, sia che essa sia molto ridotta o manchi del tutto, come nel bambino molto piccolo che pure con il suo pianto lancia una comunicazione, oppure in ciascuno di noi quando ci esprimiamo attraverso la comunicazione non verbale in modo spontaneo e immediato. Tutti inviamo e riceviamo messaggi.

L’organismo vivente si esprime più chiaramente con il movimento che non con le parole. Ma non solo con il movimento! Nelle pose, nelle posizioni e nell’atteggiamento che assume, in ogni gesto l’organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale. (A. Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano 1978.)

Questa descrizione della comunicazione non verbale sottolinea alcuni concetti importanti: la comunicazione non verbale attraverso il corpo è più chiara delle parole, può anticipare addirittura le cose che si vogliono dire e non necessariamente è in accordo con le parole stesse.

Possiamo aggiungere che essa spesso sfugge alla consapevolezza di chi la sta usando e può rientrare quindi in un ambito di non intenzionalità. Tutto ciò è possibile in quanto la comunicazione non verbale è lo strumento privilegiato per esprimere il mondo dei sentimenti, delle emozioni.

Se avvicinandoci ad una persona proviamo sentimenti di estraneità o siamo assaliti da disgusto per l’odore che emana, o da timore perché ci è stata descritta come bizzarra e violenta, ecco che saranno la nostra postura, la distanza che terremo, l’incertezza dei gesti, la preoccupazione nello sguardo a parlare per noi, a esprimere appunto ciò che non vogliamo o non sappiamo dire.

Allo stesso modo con un sorriso, con una stretta di mano, una carezza si può comunicare affetto, comprensione, gioia, amore più di quanto le parole sappiano fare. A proposito della possibile incongruenza tra parole e linguaggio non verbale gli esempi che possiamo trarre dalla vita quotidiana sono tanti.

Se un nostro amico ci dice: “Come ti capisco”, ma il tono è ironico, o l’atteggiamento è distaccato, o l’espressione del volto annoiata, ecco che noi non ci sentiamo affatto compresi, ma ci può venire naturale reagire con il chiuderci e non parlare più del nostro problema. A volte la comunicazione non-verbale è ambigua, deve essere chiarita per poter rispondere adeguatamente.

Noi usiamo il linguaggio non verbale anche per presentare noi stessi, curando il nostro aspetto esteriore e adattandolo alle circostanze. Lo stesso vale per le persone di cui ci occupiamo: quante cose ci può dire un’anziana signora di sé attraverso il mondo con cui veste, si tiene i capelli, si cura il viso, le mani.

Occorre avere sempre presente nella nostra realtà relazionale la compresenza dei due livelli di comunicazione – verbale e non verbale – per avere attenzione ai segnali di entrambe, per non cadere nella semplice lettura delle parole quando il tono con cui vengono pronunciate, lo sguardo e il gesto che le accompagnano, dicono qualcosa di altro, di diverso, che legittimamente possiamo supporre sia il reale messaggio dell’interlocutore.

Please follow and like us: