L’Educazione tra Pedagogia e Psicoanalisi: Spunti di riflessione

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Il rapporto tra psicoanalisi e pedagogia è sempre stato ed è, almeno in parte, ancora problematico. Quale rapporto è davvero possibile tra le due scienze? E’ effettivamente ipotizzabile una pedagogia psicoanalitica? Quali interazioni e quali scambi sono auspicabili tra le due discipline in questione?
Se si passano in rassegna le differenti fasi storiche della prospettiva di applicazione del
sapere psicoanalitico all’educazione, non si può che evidenziare il passaggio cruciale
dall’iniziale fiducia di Freud e dei suoi più stretti collaboratori, allievi ed amici nelle
potenzialità di una pedagogia illuminata dalla psicoanalisi alla posizione che il fondatore
della psicologia del profondo e i suoi stessi collaboratori assumono in fasi successive,
caratterizzata da disincanto, scetticismo e cautela.
Carl Gustav Jung, ben lungi dal considerare nullo l’apporto del sapere psicoanalitico alla
prassi educativa, ne individua comunque un unico possibile ambito di applicazione
reale :l’analisi personale degli operatori pedagogici ed una loro adeguata formazione
analitica in psicopatologia infantile.
Nonostante la formazione di un diffuso pregiudizio antipsicoanalitico da parte della
pedagogia, restava in ogni caso evidente quanto la psicoanalisi, pur non potendo sostituirsi
all’educazione, si configurasse, per essa, come un prezioso sapere sussidiario.
Ritornando così alle domande lasciate aperte all’inizio dell’articolo, si può tentare, di
individuare taluni punti di riflessione.
Sicuramente appare improprio il tentativo di snaturare una disciplina decontestualizzandola e
dissolvendola in un diverso ambito esperienziale: pedagogia e psicoanalisi possono
certamente arricchirsi vicendevolmente pur senza doversi confondere tra loro, così come i
professionisti delle due discipline possono collaborare senza per questo scambiarsi i ruoli
o pensare di poterli rivestire entrambi.
Una vicendevole funzione problematicizzante sarebbe così capace di prevenire le reciproche
mire unilaterali ed assolutistiche ampliando gli orizzonti della psicoanalisi, più incentrata
sul registro inconscio e sulle dinamiche istintuali, e arricchendo al contempo il sapere
pedagogico, più attento alla coscienza, all’intelletto e alla volontà

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