La comunicazione nel team di assistenza

Reading Time: 4 minutes

Il team di assistenza si configura come un gruppo e più precisamente come un gruppo di lavoro. Il gruppo di lavoro ha un proprio inizio che non lo distingue da altre forme di gruppi che si costituiscono e si consolidano in forza del fenomeno definito di coesione “il legame che sta alla base della formazione del gruppo, della condivisione delle regole, del sentimento di piacere che deriva dall’essere insieme agli altri, supportati e confortati dalla loro presenza”.

Gruppi di adolescenti, di persone anziane in un centro sociale, gruppi di amici che si trovino a condividere alcune esperienze, sono alcuni fra i tanti esempi di gruppi coesi, qualche volta anche in presenza di sentimenti ostili e comportamenti conflittuali.

Anche un team di assistenza formato dalle diverse figure professionali socio-sanitarie previste dai diversi ordinamenti regionali (piani sanitari, piani socio-assistenziali) o costituiti da accordi tra enti locali territoriali, inizialmente può essere definito un gruppo tout court e può non richiedere infatti un processo basato su specifici comportamenti/comunicazioni, sostenuto da motivazioni individuali.

I membri di un team devono lavorare contemporaneamente sui contenuti (i problemi comuni, l’individuazione delle risorse, gli ostacoli da superare) e sulle relazioni(le reciproche posizioni, la posizione del gruppo rispetto all’organizzazione, la gestione del conflitto, i momenti di mediazione reciproca, le conferme, i rifiuti motivati, l’evitamento delle smentite di uno dei componenti nei confronti di altri, o del gruppo stesso ecc.).

Generalmente, nel suo costituirsi, un gruppo ha bisogno di un certo tempo da dedicare a una sorta di aggiustamento delle reciproche relazioni, anche se gli argomenti trattati appaiono di tipo organizzativo, pratico, professionale.

Protagonisti nascosti, ma assai attivi nel processo di gruppo, saranno i bisogni e gli obiettivi individuali. Bisogno di essere accettati, di rafforzare la propria identità, di socializzazione, di competere e bisogno di pura appartenenza e di dipendenza: questi e altri possono emergere nel gruppo e muovere le persone nell’azione in gruppo.

Bisogni e obiettivi individuali non sono di per sé negativi o dannosi al processo del gruppo, anzi, sono necessari per spingere un individuo a farne parte con un certo livello di soddisfazione e quindi motivarlo a creare legami, a giocarsi nell’interazione e nello scambio. Tuttavia, “se il gruppo vuole porsi come gruppo di lavoro, anziché come spazio vincolato a null’altro che al libero gioco dell’interazione, occorre ricercare la realizzazione del risultato collettivo di tale interazione: muovere dal livello dello scambio a quello dell’integrazione.

L’integrazione si presenta come il risultato di un processo che riguarda sicuramente i saperi e le competenze di ciascun professionista, dove non c’è un sapere più forte che contiene tutti gli altri o che li sovrasta; l’integrazione riguarda ache il raggiungimento di un equilibrio tra bisogni individuali e bisogni del gruppo; da ultimo, essa è presente quando ogni membro esprime piena adesione a un lavoro comune con la consapevolezza che i risultati che si raggiungeranno saranno più soddisfacenti di quelli ottenibili attraverso un’attività individuale.

Riflettiamo ora su alcuni strumenti comunicativi calandoli nella specificità del gruppo di lavoro. Quando si parla di ascolto attivo si richiama l’attenzione su interazioni nelle quali:

  1. Si sospende il giudizio e l’interpretazione di ciò che viene detto da altri;
  2. Si formulano eventuali domande tese a comprendere meglio e a far ampliare all’interlocutore il proprio pensiero;
  3. Ci si colloca “fuori dal copione” evitando sia i movimenti simmetrici sia quelli complementari;
  4. I propri interventi devono apparire chiaramente collegati con quelli degli altri sia che esprimano accordo sia che si pongano in antitesi, oppure va segnalato e motivato il cambio di argomento.

L’ascolto è dunque un processo fortemente attivo e porta con sé la valorizzazione dell’interlocutore.

Oltre all’ascolto attivo, nel lavoro di gruppo è fondamentale che ciascun membro prenda l’iniziativa, collaborando con il proprio apporto di competenze, di ipotesi di lavoro, di idee, il che implica un esporsi. Sia l’ascolto attivo sia l’esposizione di contenuti richiedono un costo personale; sono tuttavia requisiti essenziali per il processo collaborativo di tipo paritetico che il lavoro di gruppo richiede.

Non sono purtroppo rari i gruppi di lavoro dove c’è chi pontifica sempre e su tutto attraverso asserzioni che non concedono tregua né spazio per le domande; chi invece si è “votato al silenzio” e in questo modo lascia agli altri di interpretare questa mossa: una scelta personale di risparmiarsi? Una squalifica del contesto? Una sovrana indifferenza a qualunque esito decisionale? O al limite un drammatico, personale, senso di inadeguatezza?

Un’ultima breve considerazione che riguarda il rapporto tra team di assistenza e organizzazione, cioè servizio/servizi di appartenenza degli operatori. Da quanto detto sin qui appare chiaro il richiamo alla responsabilità del singolo nell’attivarsi in modo collaborativo nel gruppo. Non viene tuttavia sottovalutata la responsabilità dei servizi, nelle figure dei responsabili, rispetto al valorizzare il gruppo di lavoro per raggiungere gli obiettivi del servizio, per la crescita professionale degli operatori e per un apporto al loro benessere personale. Tutto questo non è riducibile né a slogan né a soli slanci programmatici.

Gli operatori devono da un lato avere riconosciuti i tempi per i lavori di gruppo (anche quelli di preparazione agli incontri), dall’altro essere istituzionalmente chiamati a parteciparvi. Inoltre, i materiali prodotti (verbali, studio di casi, progetti) devono costituire elementi a disposizione non tanto per controlli formali quanto piuttosto per supportare progetti interni e interistituzionali, formulare delibere, produrre una riflessione scientifica.

Anche in eventuali momenti di impasse il gruppo di lavoro non va lasciato solo con i suoi problemi, ma piuttosto aiutato a ritrovare le sue capacità di funzionamento attraverso ogni strumento ritenuto utile dai membri del gruppo, ad esempio una supervisione esterna.

Please follow and like us: