Il burn out dell’operatore

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Le helping professions sono stressanti e questo è un fatto noto. H. Selye definì lo stress come la risposta non specifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso, e lo descrisse come una condizione non necessariamente patologica in sé, perché prodotta da stimoli fisico-ambientali, da situazioni sgradevoli, ma anche piacevoli.

Definì anzi lo stress come una condizione positiva per l’organismo perché, in una certa quantità, corrisponde a una sorta di energia vitale che permette di fare le cose. Può diventare patologico se troppo intenso o prolungato.

Stress e burn out non sono però sinonimi. Qualcuno definisce quest’ultimo come uno stress non mediato, cioè come una situazione stressante in cui non si vedono alternative o fonti di sostegno. E inoltre i sintomi del burn out sono complessi e, come già accennato in precedenza, riguardano tanto la sfera fisica, che quella emozionale e sociale.

L’operatore domiciliare e, in particolare, chi assiste anziani non autosufficienti, si trova a contatto con il paziente ma anche con una intera rete di relazioni. Entra in una famiglia, ha un rapporto con una persona sofferente, ma anche con il proprio team di riferimento, con una scala gerarchica ben definita, che spesso è parte di una organizzazione più ampia. E’ importante valutare quindi le componenti individuali del burn out, i fattori cioè legati a specificità dell’individuo o della relazione di aiuto, ma anche quelle che sono parte del micro e del macrosistema.

Continua …

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