Le nuove femmine e i loro valori

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Crescere in un’epoca di cambiamenti epocali è un’esperienza stimolante e complessa: le figlie del nuovo millennio, gettata  ormai da qualche generazione alle ortiche la tunica del ruolo femminile tradizionale,” naturalmente” orientato alla dolcezza, all’arrendevolezza e alla passività, e autorizzate a realizzare i propri talenti e le proprie aspirazioni più autentiche non solo dai nuovi costumi sociali, ma anche da un sistema di valori ormai saldamente interiorizzato, sembrano immuni dai sensi di colpa che hanno afflitto le loro madri nelle prime spericolate incursioni in declinazioni del ruolo femminile che esulavano dallo stereotipo tradizionale dell’angelo del focolare, e pronte ad affrontare senza timori la sfida di armonizzare nella propria costruzione identitaria i diversi ruoli affettivi e sociali cui hanno ormai libero accesso.

Le nuove femmine scommettono sul cervello e sulla volontà, ma non temono di mostrarsi eleganti e seduttive, anche quando s’ingaggiano nella lotta per il potere adottando linguaggi e comportamenti in passato consentiti solo ai maschi; non sono disposte a scendere a compromessi sulla parità di genere, ma sono più orientate alla cura della precedente generazione, più capaci di esprimere un’attitudine materna sul piano etico e valoriale, confrontandosi con i temi dell’ambiente, della sostenibilità e dell’inclusione, anche se la maternità arriverà, se arriverà, parecchi anni più tardi.

Qualche volta pretendono troppo da se stesse e sono incapaci di chiedere aiuto e collaborazione: nel tentativo di integrare richieste esterne ed interne spesso eccessive, cadono vittime delle trappola della perfezione, troppo bisognose di essere approvate e ammirate da tutti per riuscire ad aver cura di sé.

Quando la pubertà avvia i cambiamenti del corpo, della mente e delle relazioni che le trasformeranno in donne, il compito di costruire l’identità di genere e definirne i valori di riferimento le ingaggia in modalità nuove rispetto al passato.

Fino ad un’epoca relativamente recente l’acquisizione dello status di donna adulta era celebrato da rituali collettivi che davano accesso ad un ruolo rigidamente predefinito: il matrimonio, che sanciva l’abbandono della famiglia d’origine e la fondazione di un nuovo nucleo familiare, era per le giovani donne l’unico modo socialmente accettato per lasciare la casa dei genitori. Le adolescenti del terzo millennio, invece, diventano donne tramite un processo di soggettivazione che dura oltre un decennio, dalla preadolescenza alla prima età adulta, in un intricato percorso a spirale fra elaborazioni psichiche in gran parte inconsce e riconoscimenti sociali, lungo il quale i valori e gli ideali di genere si integrano nell’identità adulta.

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