Gennaio 4 2021

Valeo si vales

Reading Time: 2 minutes

Valeo si vales

Perché inizio citando una frase impiegata nell’apertura delle lettere latine e che letteralmente significa “ sto bene se tu stai bene”? Forse semplicemente credo che nel mondo classico e nella tradizione ad esso legata ci siano le fondamenta di una saggezza universale. Ammetto che aver studiato latino e greco ha forgiato in  modo indelebile il mio stile di pensiero soprattutto nello sviluppare ed affinare una certa sensibilità. Poi capito su questo blog, che seguo con interesse, ed un giorno vengo catturata da questa frase   “valeo si vales” che ovviamente conosco ma che all’improvviso fa vibrare le corde della mia anima.

Perché?

Mamma mia, inizio con le domande scomode. Due volte scomode: primo, perché le faccio a me stessa; secondo, perché cerco una risposta a tutti i costi. Non sono saggia e sto andando fuori tema.

Io credo che se Cicerone amava tanto quest’espressione “ valeo si vales” un  motivo c’era  e c’è e ha a che fare con un  certo tipo di sensibilità, forse estinta ma spero solo sopita. Un tipo di sensibilità non propria di questo momento storico tutto incentrato sul consumo sfrenato e sulla prestazione dell’homo sapiens che, a furia di ragionare, però è diventato demens ( come direbbe Edgar Morin, filosofo e sociologo francese).

2020 – arriva la pandemia che ci costringe a fare i conti con noi stessi e gli altri, ci costringe a rivedere priorità e relazioni.

E allora mi sono accorta che sto bene se tu( altro da me significativo) stai bene. Sono arrivata a questa conclusione pensando ai miei figli, ad uno in particolare: sta con una ragazza e lo vedo innamorato come solo a 20 anni si può essere. Quell’ amore che vivo di riflesso mi fa stare bene.

Ecco, “ valeo si vales”.

Ps: l’amore è amore, non solo a 20 anni.

Maria Concetta

Categoria: Libere associazioni | Commenti disabilitati su Valeo si vales
Dicembre 29 2020

Aria di notturno (1919)

Reading Time: < 1 minute

Mi spaventano molto

Le foglie morte,

mi spaventano i prati

ammantati di rugiada.

Io vado a dormire;

se non mi sveglierai,

lascerò accanto a te

il mio cuore freddo.

 

Cos’è che risuona

Così lontano?

Amore. Il vento contro le vetrate,

amore mio!

 

T’ho messo collane

Con gemme d’aurora.

Perché m’abbandoni

Su questo sentiero?

Se andrai molto lontano,

piangerà il mio usignolo

e cesserà la verde vigna

di dare il suo vino.

 

Cos’è che risuona

Così lontano?

Amore. Il vento contro le vetrate,

amore mio!

 

Non saprai mai,

sfinge di neve,

quanto io

t’avrei amata

in quelle albe

in cui piove tanto

e sul ramo secco

si dissolve il nido.

 

Cos’è che risuona

Così lontano?

Amore. Il vento contro le vetrate,

amore mio!

Federico García Lorca

Categoria: Psicologia e Salute | Commenti disabilitati su Aria di notturno (1919)
Dicembre 14 2020

L’ansia da volo

Reading Time: 4 minutes

L’ansia è una sgradevole esperienza emotiva che si accompagna ad un senso d’impotenza o ad una sensazione di pericolo imminente. Spesso l’ansia conduce a tipiche manifestazioni psicosomatiche, biochimiche, endocrinologiche (secrezione adrenalinica e corticosurrenale) e comportamentali; è quindi evidente la grande necessità di saper valutare di volta in volta la possibile evoluzione di uno stato ansioso dei piloti.

Ansia non è paura; quest’ultima si verifica allorché sussiste realmente una minaccia per l’individuo. Nell’ansia invece la minaccia è interna al soggetto, e comunque si teme per un elemento esterno non realmente minacciante.

La rilevazione dell’ansia presenta non poche difficoltà; il medico o lo psicologo debbono pertanto prestare attenzione a non considerare come malattia principale quelli che invece sono i sintomi psicosomatici dell’ansia. Inoltre, spesso il paziente non riferisce spontaneamente le caratteristiche del suo stato ansioso, cosa che può indurre il medico a consigliare eccessivi e persino controproducenti esami clinici.

Ma bisogna considerare anche un aspetto paradossalmente positivo dell’ansia; essa infatti consentirebbe al soggetto di superare, eliminare e risolvere una minaccia o un evento ostacolante. Un livello ottimale di ansia è quindi di stimolo e tale, da potersi considerare accettabile nei piloti. Ovviamente il discorso cambia diametralmente quando il livello ansioso varca i limiti normativi per entrare in quelli psicopatologici. L’ansia costituisce un sintomo e non una sindrome a sé; può essere presente in qualsiasi malattia psichiatrica o organica, spesso come indice prodromico.

La nevrosi ansiosa costituisce invece un quadro psicopatologico di base (può restare invariata o evolvere) in altre sindromi nevrotiche. L’ansia comunque domina l’individuo in quanto stato permanente d’inquietudine, di timore e minaccia incombente.

Il pilota con nevrosi d’ansia è caratterizzato da un penoso sentimento d’incertezza per la propria identità, è sfiduciato, pessimista, indeciso, con sensi d’inferiorità. E’ spesso dipendente dagli altri ma nel contempo esigente; ha una personalità generalmente caratterizzata da narcisismo, aggressività, egoismo, intolleranza alle frustrazioni. Esistenzialmente, è orientato alla continua ricerca di rassicurazione e di affetto.

 Possono coesistere turbe emotive, agitazione, facile stancabilità, disturbi del sonno, disturbi sessuali e più in genere psicosomatici (dispnea, palpitazione, dolori anginosi, vomito, diarrea, pollachiuria, tremori, sudorazione profusa, vertigini, cefalea, improvviso rossore del viso, del collo e della parte superiore del torace, pallore alle estremità). Negli stati acuti d’ansia invece si possono riscontrare oltre a dispepsia, nausea, vomito, pollachiuria, lipotimia, cefalea anche perdita di riflessi, tic e vertigini.

Tipica degli stati ansiosi è inoltre la c.d. fame d’aria, vale a dire una sensazione di costrizione toracica che a sua volta induce l’individuo a iperventilazione con alcalosi respiratoria. Uno stato ansioso caratterizzato da iperventilazione costituisce indubbiamente l’aspetto più drammatico per un pilota in volo; infatti – oltre allo stato di per sé già disagevole del pilota – l’iperventilazione può provocare astenia, capogiri, annebbiamento della vista, sonnolenza, parestesie a livello delle dita, delle mani e della regione periorale (dovute alla diminuzione dei livelli di calcio serico ionizzato).

Per quanto detto fino ad ora è molto importante – specie nella fase di selezione – indagare attentamente la struttura di personalità degli aspiranti piloti o di quanti già in attività, che presentino pur lievi ma ricorrenti stati ansiosi. A tal proposito può certamente essere utile compiere anche una indagine retrospettiva. Infatti i soggetti ansiosi spesso hanno alle spalle una storia infantile caratterizzata da deprivazione affettiva e solitudine, una adolescenza vissuta con notevole insicurezza e con una storia familiare disturbata. Sono in definitiva tutti elementi che integrati con le metodiche di psicodiagnosi possono costituire validi indici predittivi.

Diversi studi, tra cui quelli iniziali di Van Wulfften Palthe (1958), hanno evidenziato come gli stati d’ansia siano maggiormente riscontrabili nei piloti d’aereo monoposto; ciò richiama indubbiamente l’incidenza dell’isolamento e della deprivazione sensoriale – infatti Palthe denominò il fenomeno rilevato “sindrome da isolamento”.

Tra gli effetti della deprivazione sensoriale risulta il senso della irrealtà e della depersonalizzazione. Clarke e Graybel nel corso dei loro studi infatti rilevarono in piloti di aviogetti sensazioni di estraneità, di “distacco dalla terra” (break off), di irrealtà. Oltre allo stato d’ansia, possono verificarsi in simili situazioni anche stati di euforia.

Abbiamo precedentemente detto che l’ansia può col tempo sfociare in sindromi più strutturate, come ad esempio la nevrosi fobica. Questo rischio è particolarmente verificabile nel pilota; infatti, con il ripetersi delle manifestazioni ansiose e dei relativi disturbi psicosomatici, egli può sviluppare (e rendersene conto) la paura di volare (timore d’incidenti, di danneggiare gli altri, di incorrere in sanzioni, ecc.), paura che a sua volta può evolvere verso la vera e propria fobia del volo.

Differenziate, ma non meno importanti, sono le manifestazioni acute (crisi d’angoscia propriamente dette). Insorgono con estrema rapidità e altrettanto rapidamente scompaiono. Anche se dette crisi non compaiono più per lungo tempo, il ricordo stesso delle prime manifestazioni è talmente penoso che non può non consentire al pilota di recuperare in pieno la sua serenità psichica. Il solo dubbio che la crisi si possa ripetere può ingenerare un’ansia anticipatoria (l’ansia dell’ansia). Ciò è spiegato dal fatto che ai sintomi violenti già citati si accompagna sovente la sensazione e paura di morire oppure di impazzire o perdere il controllo di se stesso e dei propri atti.

Inutile dire che riscontrando uno stato psichico del genere, sia pure allo stato iniziale, il medico deve predisporre tutte le precauzioni possibili (ad es., dove è opportuno, si può consigliare l’adozione del doppio comando) fino a vietare l’attività del volo. Infatti, lasciando il pilota a se stesso (magari confidando nelle sue capacità e nella remissione spontanea degli stati ansiosi) si rischia di rendere il suo stato ancora più problematico: il pilota potrebbe cadere in una condizione particolarmente conflittuale, combattuto tra il desiderio di continuare a volare e la preoccupazione di sentirsi male come capitato in passato.

Per tali motivi è dunque necessario sottoporre il pilota alle terapie più indicate (psicoterapia sostenuta con psicofarmaci, evitare bruschi allontanamenti dall’ambiente lavorativo e anzi consentirne un più intenso inserimento, ecc.), adottando in ultimo dei criteri di riabilitazione graduale all’attività di volo.  

Categoria: Psicologia e Salute | Commenti disabilitati su L’ansia da volo
Novembre 26 2020

Un terremoto culturale

Reading Time: 2 minutes

Da molti anni le istituzioni internazionali si stanno occupando degli effetti di quello che si ritiene sia un terremoto culturale esploso in forma violenta alla fine degli anni sessanta e che ancora perdura: un terremoto che sta facendo crollare tutte le identità più fragili, come quelle dei bambini, e non soltanto quelle. Anche le identità adulte, che si suppongono appartenere a persone mature e quindi in grado di controllare i propri istinti e le proprie pulsioni, vanno incontro a crisi di identità. In questi anni abbiamo rilevato un cambiamento dei ruoli che ha portato l’identità maschile ad essere profondamente ferita, talvolta in modo irreparabile; anche per questo molti uomini risultano incapaci di relazioni con l’altro sesso.

In tale quadro si colloca la pedofilia, una realtà che si proietta con l’acquiescenza di molti, in stupri individuali e collettivi. Chi segue per motivi umanitari ed istituzionali tale problematica cerca di coinvolgere, allo scopo di contenere se non addirittura estinguere questo fenomeno, quanti hanno a cuore il bene comune dell’umanità.

Purtroppo lo sviluppo della pedofilia in tutto il mondo e la pubblicità concessa al fenomeno si accompagna alla banalizzazione, cioè al considerare normale il rapporto tra adulti e ragazzi. Il Giudice Pazè illustra bene questo processo: “L’aspetto organizzativo diminuisce i freni inibitori, crea una logica del – perché io no?, in una situazione di meccanismi di rimozione delle regole e di rinforzo in senso collettivo. Si aggiunge poi, usata ai fini della legittimazione della perversità, un’ideologia: in vacanza tutto è permesso. Infine, ci sono mille modi per giustificare a se stessi queste esperienze: lei o lui sono consenzienti; a quel bambino piace; gli porto del denaro; hanno bisogno di soldi”.

Qualcuno si è chiesto: ci sono italiani tra i seguaci del turismo sessuale? E’ interessante al riguardo il parere di Ron O’Grady, espresso in una rivista e citato nella relazione al progetto di legge poi varato dal Parlamento italiano: “Si, gli italiani sono tra i clienti più affezionati della prostituzione minorile. Ma lo fanno con più discrezione e maggiore generosità, quindi raramente vengono smascherati. La loro area preferita è il Brasile ed in genere gli altri Paesi del centro-sud America”.

La recente indagine promossa dalla Procura di Torre Annunziata ha purtroppo confermato l’interesse di molti italiani per la pedofilia e per il porno online. E’ comunque da rilevare il fatto che il bambino, è stato protagonista involontario e quindi passivo, di qualcosa che non riesce e non può comprendere; è questo il vero senso della violenza: imporre una qualunque cosa che il bambino non può decodificare.

Categoria: Psicologia e Salute | Commenti disabilitati su Un terremoto culturale