22 Febbraio 2015

Effetti della deprivazione di sonno: il riposo

Per un soldato, il riposo e il recupero sono importanti tanto quanto la dieta per assicurare le massime prestazioni fisiche e mentali. Non per niente la deprivazione di sonno viene utilizzata da anni come tortura.

Per esempio, i sovietici la usarono durante la guerra fredda, i giapponesi durante la seconda guerra mondiale e l’esercito britannico contro i terroristi dell’IRA durante gli anni Settanta.

Anche il governo degli Stati Uniti ha utilizzato questo metodo contro sospetti terroristi nella prigione di Guantanamo – causando molte controversie.

Si pensa che la deprivazione di sonno possa rendere i prigionieri più vulnerabili, abbattere le loro riserve mentali e abbassare i loro livelli di resistenza – e persino spezzare la loro forza di volontà – rendendoli più propensi a svelare segreti o a seguire gli ordini impartiti dai loro carcerieri.

Sfortunatamente, per molti soldati impegnati in zone di guerra, la deprivazione di sonno fa parte della vita quotidiana. E gli effetti secondari sono molto profondi.

La mancanza di sonno e riposo può causare perdita della memoria, mal di testa, stress, sbalzi d’umore, ansia, diminuzione dell’attenzione e della capacità di vigilanza – nei casi più estremi persino allucinazioni e psicosi.

A volte basta persino andare a letto tardi la sera prima di un servizio di pattuglia, e un soldato può sentirsi fiacco, affaticato ed emotivamente instabile.

Esistono dei collegamenti diretti e ben identificabili tra deprivazione di sonno e percentuale di perdite umane. Un soldato sveglio e all’erta è in grado di individuare gli indizi della presenza di un congegno esplosivo improvvisato oppure di un imboscata, mentre un soldato assonnato potrebbe non accorgersi di nulla finché non è troppo tardi.

In media, quasi ogni persona dovrebbe dormire dalle sei alle otto ore a notte. Tuttavia per molti soldati costretti a vivere la dura vita militare, periodi di sonno così lungo sono solo un sogno.

Il regolamento di addestramento delle reclute del corpo dei marines consiglia otto ore di sonno ininterrotto a notte. Il regolamento non si applica ai soldati di guardia, di piantone, addetti ai controlli di sicurezza o agli eventi notturni, per i quali le ore di sonno a notte possono scendere fino a sei, anche se i livelli normali di sonno dovrebbero essere ripresi il prima possibile.

Una soluzione estrema è il ciclo del sonno Uberman, basato su modelli di sonno polifasico in cui si fanno svariati sonnellini al giorno: un pisolino di 20 minuti ogni quattro ore, senza alcun periodo di sonno unico prolungato.

Dopo un periodo di adattamento di alcune settimane, per alcune persone questo metodo può rivelarsi molto efficace e produttivo.

Quindi il sonno polifasico è un metodo utile per coloro che non possono dormire per lunghi periodi ogni giorno ma non è consigliato per mantenere le prestazioni fisiche e mentali a livelli ottimali, e certamente non per periodi prolungati di settimane o mesi.

Anche se la deprivazione di sonno può rappresentare un fattore inevitabile della vita militare, i dati sulle truppe in zone di combattimento suggeriscono che i soldati dovrebbero dormire almeno sette o otto ore a notte.

Il bisogno di sonno è vitale, perciò seguite i vostri istinti corporei e dormire il più possibile, ogni volta che potete.

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