Marzo 28 2021

MSNA, cosa si nasconde dietro un etichetta.

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Ho da poco iniziato a lavorare come educatrice presso una comunità di MSNA (minori stranieri non accompagnati ) e dopo un iniziale momento di osservazione, da buona scienziata, ho iniziato a formulare ipotesi intorno a tutta una serie di questioni che riguardano il mondo controverso dell’immigrazione.

Intanto ho iniziato ad osservarli nelle loro abitudini, nelle loro reazioni, nel modo di entrare in relazione e poi pian piano ho cercato di lasciarli liberi di entrare nel mio spazio nel modo a loro più affine. Poi ho rispolverato le mie conoscenze sull’ argomento attingendo a una serie di testi universitari per ripassare tutta la normativa a riguardo.

E poi l’ ho messa da parte. Perché, fondamentalmente, non amo le etichette perché credo che siano un modo molto riduttivo di guardare alle cose: sicuramente semplificano e compensano il caos ma riducono nei termini di una conoscenza che possa essere definita tale.

MSNA da l’idea di minori che viaggiano o vagano in cerca di un luogo che li accolga, senza essere accompagnati da un adulto di riferimento ma in realtà l’ acronimo nasconde una situazione molto più complessa che ha bisogno di una lente di ingrandimento altrettanto sofisticata.

Se sulla carta siamo un Paese dotato di una struttura legislativa tutelante verso i minori e di una politica educativa formalmente attenta alle differenze e ai processi di inclusione, permane in Italia una “ questione culturale” che vede diffusa una percezione dell’emergenza e del pericolo che resta  permeata  da molti stereotipi sul tema che faticano a rendere visibili chi sono i soggetti nascosti dietro al fenomeno.

La dimensione emergenziale del fenomeno, infatti, rischia di sottrarre attenzione a quelle che sono le dimensioni costitutive dei processi migratori, così come le ricadute a medio e lungo raggio che sono connesse alle scelte e decisioni implicite nelle strategie di accoglienza iniziale. Semplificando, almeno per adesso, si tratta di un fenomeno che va affrontato a livello micro (il singolo caso) e pensato a livello macro (le politiche Internazionali).

MariaConcetta

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Marzo 27 2021

La peste e il cavallo

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L’abilità medica e chirurgica di Nostradamus aveva poco da spartire con le tecniche e le conoscenze dell’epoca, apprese all’università. Nostradamus si mescolò ad appestati, miasmi e contagi, sconcertando il mondo accademico e i malati con il suo comportamento sereno e i rimedi “miracolosi” che usava.

In quell’epoca il medico era più che mai una figura fantasmatica, che si presentava ai comuni mortali come un “alieno”. Coperto da una maschera a forma di uccello, avvolto in un robone scuro che gli giungeva fino ai piedi, inguantato di cuoio fino ai gomiti, egli parlava con voce artefatta e somministrava con gesti sacerdotali pozioni e purganti per lo più inutili.

Di fronte a questi “scienziati” che si atteggiavano a maghi, il mago di Salon affermò con semplicità la sua fama di autentico scienziato. Girava in mezzo ai malati con il volto scoperto, sorrideva, palpava e incideva a mani nude i bubboni, parlando a lungo con gli appestati. Ma soprattutto li guariva a centinaia, e impediva al contagio di avanzare, usando metodi di prevenzione del tutto inediti.

Qual era il suo segreto?

Si narra che identificando l’origine della peste in un qualche “agente esterno e invisibile per quanto materiale”, il medico fosse giunto, mediante l’osservazione empirica, a stabilire una sorta di equazione tra il morbo e i topi. Mediante contatti esoterici con i fratelli di tutta Europa, Nostradamus aveva appreso che in Russia la peste sembrava arrestarsi di fronte all’abitazione dei contadini agiati e dei nobili, che vivevano in stretto contatto con le scuderie e i cavalli.

Evidentemente il cavallo interrompeva il ciclo del contagio. Come e perché il medico astrologo non lo comprese a fondo, né lasciò scritti sull’argomento, tuttavia inventò un efficace sistema di prevenzione. Occorreva difendersi dalla peste usando come “antidoto” i cavalli e le loro coperture.

Data la consueta superstizione dell’epoca molti scambiarono le coperte e i sottosella, intrisi di sudore equino, per un talismano o un rimedio magico contro la malattia che avanzava implacabile. Dopo il passaggio nei paesi provenzali del “miracoloso guaritore”, stalle, stazioni di posta, fattorie, allevamenti, venivano presi d’assalto da persone impaurite, servitori di nobili casate, speculatori, preti, maghi di ogni risma.

Secoli dopo si scoprì che la pulce del topo, veicolo della peste, era l’agente esterno che scatenava la malattia nell’uomo; e che il cavallo poteva impedire la riproduzione del parassita.

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Marzo 24 2021

Un profeta controverso

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La profezia era nota e coltivata, fin da tempi antichissimi, presso popoli come i Caldei e i Persiani. Zoroastro, fondatore dell’omonima religione, era un profeta e indovino di grande fama.

I Caldei costruirono la mitica torre di Babele, alta fino alle stelle, anamorfica come una xilografia di Escher. E per primi tentarono di fissare in leggi matematiche l’arte della divinazione. L’uomo da sempre è stato attratto dalla possibilità di leggere il futuro. Scriveva Pascal: “Non pensiamo quasi mai al presente e se ci pensiamo è per trarne indicazioni su come disporre del nostro avvenire”.

Le profezie e gli oracoli, che rivelano l’avvenire prima che accada, permettono all’uomo di essere padrone del proprio destino, dissipando la cortina paurosa del tempo. Altri profeti illustri, come il mistico Gioacchino da Fiore, il medico-alchimista Paracelso, la Monaca di Dresda e il frate bavarese che si firmava “Ragno nero” tentarono l’ardua impresa di “padroneggiare il tempo”.

La loro scienza occulta, il cui segreto non è mai stato svelato, consiste nel trasformare in una linea continua “la curva infinita del tempo”. In tal modo l’invisibile diventa visibile e l’inconoscibile si trasforma in un percorso chiaro ed evidente.

Nostradamus, dopo aver pubblicato la prima edizione delle Prophéties, apparse a Lione nel 1555, divenne famoso specie tra nobili e regnanti. Enrico II lo fece chiamare alla sua corte, Caterina de’ Medici lo consultava per ogni questione politica e personale, Carlo IX lo nominò consigliere e medico privato.

In un’epoca diffidente e superstiziosa, in cui bastava un’accusa interessante e un testo sospetto per cadere nella rete dell’Inquisizione, o venire accusato di eresia e stregoneria, Nostradamus attraversò indenne invidie, maldicenza e accuse larvate. La sua fama e la straordinaria professionalità lo protessero, si direbbe, come uno scudo magico.

 

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Marzo 20 2021

Nostradamus (1503-1566), il profeta

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Tra i personaggi più controversi del loro tempo, molti uomini di scienza, arte e medicina furono adepti della Fratellanza, iniziati alla Massoneria e ai Rosacroce (R+C). La loro fama attraversò i secoli, lasciando dietro di sé una scia di mistero, un odore di zolfo o un sospetto di magia. Le loro opere geniali, passate alla storia o alla leggenda, appaiono tuttora frutto di un “ingegno impossibile” e di conoscenze ermetiche.

Michel de Notre-Dame, considerato universalmente dagli occultisti e dal grande pubblico “il profeta più grande di tutti i tempi”, nacque a Saint-Remi-de-Provence nel 1503. Dopo aver conseguito il dottorato in medicina nella prestigiosa Università di Montpellier si stabilì ad Aix, nel 1546, per affrontare con metodi efficaci e sconosciuti la pandemia pestifera che sconvolse la Provenza.

Dopo la morte della moglie si stabilì a Salon. Latinizzato il nome in Nostradamus si sposò una seconda volta e iniziò a dedicarsi allo studio dell’astronomia e dell’astrologia in modo sistematico e ufficiale. Nel 1550 cominciò a comporre le sue famose quartine profetiche, che vennero dette Centurie, poiché erano suddivise in serie di cento.

La voce popolare fece fiorire aneddoti e leggende incontrollabili sul “mago di Salon”. Si raccontava che anni prima lo studioso avesse incontrato, nel Piceno, durante i suoi vagabondaggi di medico astrologo, un giovane guardiano di maiali. Nostradamus, come fulminato, si abbatté ai piedi del porcaro chiamandolo “Sua Santità”.

Lo sconosciuto, entrato da poco nell’Ordine dei francescani, svolgeva umili mansioni in un vicino convento. Molti anni dopo, nel 1585, il frate salirà al trono pontificio con il nome di Sisto V. Leggenda o storia che sia, questo aneddoto indica in Nostradamus colui che ha saputo vedere con chiarezza l’avvenire, travalicando lo spazio e il tempo. Dove abita il futuro? Che cosa rappresenta nell’esperienza umana?

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