DALLA SALUTE AL BENESSERE

Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Il concetto di salute si è costantemente modificato nel tempo, per arrivare a assumere, oggi, un’accezione molto più ampia che associa strettamente una condizione di assenza di patologie ad uno stato di ben-essere globale della persona.

Il primo ambizioso impegno a porre in essere una strategia globale della salute per tutti, assunto dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), risale al 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata, ma per comprendere come sia nato e si sia sviluppato il concetto di promozione della salute occorre rifarsi alla Carta di Ottawa, risultato della prima Conferenza Internazionale per la Promozione della Salute che, nel 1986, progettò azioni finalizzate a tale obiettivo a livello mondiale.

Nella Carta di Ottawa la promozione della salute, percepita come risorsa della vita quotidiana che mira al benessere, viene definita come un processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e per migliorarlo, e questo pone in evidenza non solo gli aspetti individuali ma anche quelli collettivi e politici che ne condizionano le caratteristiche e i mutamenti.

La promozione della salute deve portare a condizioni di vita e di lavoro sicure, stimolanti, soddisfacenti, alla protezione degli ambienti naturali e artificiali, alla conservazione delle risorse naturali. Deve consentire una valutazione sistematica degli effetti dell’ambiente sul benessere delle persone e garantire strategie e azioni mirate ad indurre cambiamenti nel singolo e nella collettività.

La promozione della salute passa quindi necessariamente attraverso l’adozione di politiche pubbliche coordinate e tese a favorire e sviluppare beni e servizi più sani, ambienti igienici e non pericolosi, cambiamenti legislativi coerenti, mutamenti nell’organizzazione sociale e ambientale. La carta di Ottawa, che si conclude con un appello rivolto all’OMS e agli altri organismi internazionali affinché sostengano la causa della promozione della salute in tutte le sedi appropriate, rappresenta idealmente il punto di partenza di tutti i progetti e le iniziative che successivamente sono state poste in essere a livello internazionale per la salvaguardia della salute.

La 4° Conferenza internazionale sulla promozione della salute, svoltasi a Jakarta nel 1997 offre l’occasione per riflettere su quanto, negli anni intercorsi dalla 14 conferenza di Alma Ata, è emerso circa l’efficacia della promozione della salute, per analizzare i fattori che incidono su di essa e identificare le strategie che si rendono necessarie per fornire linee di indirizzo utili all’elaborazione di programmi di promozione della stessa nel 21° secolo.

Nella conferenza della Rete europea delle scuole che promuovono la salute (Haelth promoting school – HPS), tenutasi a Salonicco nel maggio del 1997, viene sottolineato il ruolo fondamentale della scuola nell’attivazione di processi atti a realizzare la salute delle giovani generazioni: Tutti i bambini e i giovani hanno diritto e dovrebbero avere l’opportunità di essere educati in una scuola che promuove la salute.

Viene ribadito il concetto che educazione e salute costituiscono un binomio inscindibile e che, come dimostrato dall’esperienza della scuole della Rete, il successo nella realizzazione di politiche, principi, metodi per la promozione della salute nelle scuole può contribuire in modo significativo all’esperienza educativa da parte di tutti i giovani che in queste scuole vivono e apprendono.

Nel Maggio 1998 l’OMS adotta la “Dichiarazione Mondiale sulla Salute”, con la quale gli Stati membri si impegnano a realizzare un vasto programma per l’attuazione di una “Strategia della Salute per tutti per il 21° secolo”.

Successivamente gli Stati Membri della Regione Europea dell’OMS (51 Paesi, 870 milioni di abitanti) traducevano la Dichiarazione mondiale sulla salute in un Documento di carattere politico-tecnico ed operativo con cui venivano stabiliti 21 punti chiave per la promozione della salute nella Comunità Europea (HFA, Health For All).

I 21 punti impegnano gli Stati membri della Comunità Europea a raggiungere, entro il 2020, i seguenti obiettivi:

1.Solidarietà per la salute nella regione europea – ridurre di almeno un terzo la disparità dello stato di salute ancora riscontrabile tra gli Stati membri della regione europea.

2. Equità nella salute – ridurre di almeno un quarto le disuguaglianze dello stato di salute esistenti, all’interno di ciascuna nazione europea, tra i vari gruppi socioeconomici.

3. Iniziare la vita in buona salute – assicurare un sano inizio di vita a tutti i neonati e i bambini in età pre-scolare.

4. La salute dei giovani – creare le condizioni per una migliore salute dei giovani, quale premessa indispensabile per un inserimento attivo e proficuo nella società.

5. Invecchiare in buona salute – assicurare alle persone con più di 65 anni uno stato di salute che permetta loro di svolgere ancora un ruolo nella società.

6. Migliorare la salute mentale – migliorare il benessere psicosociale di tutti e offrire una migliore assistenza sanitaria alle persone con problemi di salute mentale.

7. Ridurre le malattie trasmissibili – ridurre l’impatto negativo sulla salute delle malattie trasmissibili.

8. Ridurre le malattie non trasmissibili – ridurre la morbilità, disabilità e mortalità prematura provocata dalle principali malattie croniche.

9. Ridurre le lesioni provocate da violenze e da incidenti – ridurre in maniera sostanziale il numero di lesioni, invalidità e morti provocati da eventi traumatici.

10. Un ambiente fisico sano e sicuro – rendere l’ambiente più sano e sicuro controllando e riducendo gli agenti inquinanti dannosi.

11. Stili di vita più sani: (entro il 2015) – far adottare da tutti i gruppi della popolazione stili di vita più sani.

12. Ridurre i danni provocati da alcol, droga e tabacco – limitare i danni alla salute provocati dall’uso di sostanze che creano dipendenza come il tabacco, l’alcol e la droga.

13. Ambienti favorevoli alla salute – offrire a tutti, in ogni spazio di vita quotidiana (casa, scuola, luogo di lavoro e propria località), maggiori opportunità di fruire di un ambiente fisico e sociale salutare.

14. Responsabilità multisettoriale per la salute – coinvolgere la responsabilità di tutti i soggetti interessati nei processi di promozione della salute.

15. Sistema sanitario integrato – offrire a tutta la popolazione un migliore accesso a un’assistenza sanitaria di base e un sistema ospedaliero rispondente alle diverse esigenze.

16. Gestire la qualità dell’assistenza sanitaria – garantire una gestione del sistema sanitario coerente con l’obiettivo della salute per tutti.

17. Finanziamento della sanità e allocazione delle risorse – assicurare ai sistemi sanitari un finanziamento atto a consentire equità di accesso alle cure, efficienza e qualità dei servizi.

18. Migliorare le risorse umane per la salute – garantire una formazione del personale sanitario e di altri settori atta a far acquisire le competenze necessarie per la tutela della salute.

19. Ricerca e conoscenze per la salute – disporre di sistemi di ricerca, informazione e comunicazione atti favorire l’implementazione delle conoscenze e la loro circolazione.

20. Mobilitare i partner per la salute – avviare alleanze e collaborazioni a livello di individui, di organizzazioni pubbliche e private e di società civile per la messa in atto di strategie condivise per la “Salute per tutti”.

21. Politiche e strategie della “salute per tutti” – coinvolgere tutti gli stati membri nell’adozione e nell’attuazione di politiche per la “Salute per tutti” a livello nazionale, regionale e locale.

Fra le azioni realizzate dall’OMS per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili si segnala la Giornata Mondiale della Sanità 2002, dedicata al tema Attività fisica e salute (Move for Health). Successivamente OMS e FAO, al fine di promuovere un complesso di azioni mirate alla prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, hanno indetto una Consultazione Congiunta di Esperti, con il compito di individuare le basi scientifiche della conoscenza dei rapporti tra alimentazione e salute.

Gli esiti della Consultazione sono stati resi noti nel documento intitolato Diet, Nutrition and the Prevention of Chronic Diseases, pubblicato nel 2003, ed utilizzati per definire una specifica proposta di Strategia Globale per la Dieta, l’Attività Fisica e la Salute, presentata nel gennaio 2004 e ancora da approvare da parte degli Stati membri dell’OMS.

Per la prima volta sono presi in considerazione i condizionamenti ambientali che interferiscono sulla facoltà decisionale dell’individuo e che rendono difficile la messa in pratica di un percorso consapevolmente scelto per la salvaguardia della salute.

A partire da questa osservazione di fondo, la Strategia Globale rimarca la pressante necessità di un’azione coordinata da parte dei Governi, tesa a monitorare regolarmente il contesto ambientale e ad intervenire là dove si frappongano ostacoli, indipendenti dalla volontà dell’individuo, all’adozione di corretti stili di vita.

Vanno cioè create condizioni favorevoli sia perché ciascuno faccia proprio il bisogno di orientare la sua volontà verso scelte salutari sia perché non intervengano a deviare le buone intenzioni fattori esterni, non controllabili o non sempre facilmente percepibili a livello individuale.

In questa ottica, appare chiaro che occorre in primo luogo formare la volontà del singolo per determinare in ciascuno una propensione interiorizzata e stabilizzata ad operare scelte consapevolmente indirizzate al proprio benessere. Occorre, cioè, predisporre un percorso educativo che, attraverso la conoscenza (sapere) induca comportamenti (saper fare) coerenti con un modello di vita improntato al benessere globale della persona (saper essere).

La visione del mondo, le modalità di approccio alla soluzione dei problemi, gli stili di vita che l’uomo adotta nella maturità trovano la loro matrice nella varietà delle esperienze vissute in età evolutiva, negli atteggiamenti e comportamenti che in quella fase di rapida crescita più stabilmente si strutturano nella sua personalità.

Un intervento precoce, a partire già dai primi anni di vita, rappresenta, pertanto, lo strumento più idoneo a sviluppare nelle nuove generazioni l’attenzione verso i fattori dai quali dipendono il benessere individuale e della collettività. La famiglia in prima istanza e la scuola secondariamente, ma solo da un punto di vista temporale, non possono trascurare tra i loro compiti educativi questo ambito della formazione dei giovani: non è dato saper essere se la dimensione psichica non si integra con la fisicità, se al benessere della mente e dello spirito non si accompagna costantemente anche quello del corpo.

Stili di vita

Lo stile di vita rappresenta il profilo di pensiero e di azione (composto, a seconda delle interpretazioni, da tratti di personalità; valori; atteggiamenti, interessi, opinioni; comportamenti; pratiche sociali, variamente combinati tra loro) caratterizzante un singolo individuo o una categoria di individui.

Gli stili di vita costituiscono il principale fattore di protezione o, in prospettiva inversa, di rischio modificabile rispetto alla costruzione del proprio benessere e all’insorgenza delle patologie croniche, oggi al primo posto fra le malattie come impatto su mortalità e spesa sanitaria.

Il concetto ha due radici storiche principali, una di tipo psicologico risalente ad Alfred Adler in cui esso indica il “principio unificante che organizza, nell’individuo, la direzione dell’azione, la meta, le tendenze e le aspirazioni in un modello unico”, l’altra di tipo sociologico risalente a Thorstein Veblen e Max Weber in cui esso si riferisce a profili di pensiero e di azione adottati da settori sociali, a partire dalle proprie condizioni materiali di vita, per esprimere e guadagnare una specifica considerazione sociale.

Prevenzione delle malattie e promozione della salute dunque si realizzano non solo tramite politiche e strategie intersettoriali ma anche attraverso azioni rivolte direttamente alla popolazione (nelle diverse fasce d’età) al fine di promuovere abitudini di vita salutari, primi fra tutti: sana alimentazione, attività fisica, contrasto al fumo e al consumo di alcol.

Piccoli passi

  • Vai a piedi tutte le volte che puoi, evitando l’auto o i mezzi pubblici;
  • Fai le scale invece di usare l’ascensore o le scale mobili;
  • Fai tre pasti al giorno (colazione, pranzo e cena) + 2 spuntini a base di frutta a metà mattina e a metà pomeriggio, evitando di stuzzicare fuori pasto;
  • Sostituisci i prodotti da forno ottenuti con farina raffinata con quelli integrali;
  • Evita bevande alcoliche, gassate e zuccherate;
  • Limita il consumo di dolci una volta a settimana;
  • Se svolgi un’attività lavorativa sedentaria, prendi l’abitudine di alzarti almeno ogni ora per sgranchirti;
  • Evita di passare il dopocena sul divano; dedicati piuttosto a qualche attività in casa (riordino degli armadi, stiratura, lavaggio dei piatti) o a una passeggiata all’aperto;
  • Dormi a sufficienza, almeno 7 ore;
  • Appena ti accorgi che i pantaloni stringono, non comprarne di nuovi di una taglia più grande, ma cerca di perdere chili accumulati: è più facile perdere un paio di chili in eccesso che una decina;
  • Se hai un attacco di fame o una voglia di dolce, distraiti con un’attività manuale, una passeggiata, una telefonata o tenendo le mani impegnate.